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domenica 14 febbraio 2010

Rignano Flaminio - Candidatura IDV per Roberta Lerici

PROPOSTE DI ROBERTA LERICI, RESPONSABILE DIPARTIMENTO INFANZIA E STALKING ITALIA DEI VALORI DA INSERIRE NEL PROGRAMMA IDV PER LE ELEZIONI REGIONALI DEL LAZIO 2010

1) GRATUITO PATROCINIO PER I BAMBINI VITTIME DI ABUSI SESSUALI

2) PSICOTERAPIE GRATUITE PER I BAMBINI VITTIME DI ABUSI SESSUALI.

3) STANZIAMENTO FONDI PER L’ACQUISTO DI WEBCAM DA INSTALLARE NEGLI ASILI

4) PROGRAMMI SPECIFICI PER LE SCUOLE CHE COINVOLGANO INSEGNANTI, GENITORI E ALUNNI ATTI AD INDIVIDUARE SEGNALI DI DISAGIO NEI BAMBINI, SOPRATTUTTO NELLA FASCIA DA 0 A 5 ANNI(ASILO NIDO E SCUOLA MATERNA) E DAI 6 AI 10 ANNI (SCUOLA ELEMENTARE)

5) PROGRAMMA DI CONTROLLO SULLE STRUTTURE PER I MINORI QUALI COMUNITA’ E CASE FAMIGLIA CONVENZIONATE CON I COMUNI O CON LA REGIONE.

6) FINANZIAMENTO SPORTELLI DI ASCOLTO CON PSICOLOGI NELLE SCUOLE PER RAGAZZI , PROFESSORI O GENITORI (SCUOLE ELEMENTARI E MEDIE)


Roma, 13 feb. – (Adnkronos) – ”La candidatura a consigliere regionale del Lazio di Roberta Lerici, che e’ stata responsabile dei rapporti con le istituzioni dei genitori di Rignano Flaminio ed e’ a capo del dipartimento politiche per l’infanzia e stalking Idv, accresce l’impegno dell’Italia dei Valori per le politiche della famiglia e dell’infanzia nella Regione”. Lo afferma in una nota il senatore Stefano Pedica, segretario regionale dell’Idv Lazio.

“Roberta Lerici, responsabile del Movimento per l’infanzia Lazio – dichiara Pedica – si impegnera’ a difesa della famiglia in temi fondamentali come pedofilia, maltrattamenti a scuola, bullismo e tutela dei minori nelle separazioni giudiziali. Le istituzioni regionali devo esercitare un ruolo fondamentale, non solo per risolvere ma anche per prevenire”.

“Non si puo’ sempre attendere che accada una tragedia per intervenire – conclude – ed e’ per questo che nel programma elettorale dell’IdV abbiamo inserito diverse iniziative come l’introduzione delle telecamere negli asili, il gratuito patrocinio e le terapie gratuite per i bambini vittime di pedofilia o maltrattati, che la Lerici seguira’ con costanza e attenzione”.

Rignano Flaminio: crudeltà inaudita negli abusi sui bambini della Olga Rovere

L'INCUBO SAREBBE INIZIATO NELL'ANNO SCOLASTICO 2001-2002. GIOCHI PARTICOLARI A SFONDO SESSUALE CON ADULTI
Il pm di Rignano: atti di crudeltà
Nelle carte del magistrato le violenze descritte nei dettagli. La difesa: non ci sono riscontri
Antonio Sbraga Sarà un processo contro «atti di sevizia e crudeltà» quello che il prossimo 27 maggio vedrà alla sbarra del Tribunale di Tivoli le tre maestre, una bidella ed un autore tv per i presunti abusi ai danni dei 21 bambini dell'asilo di Rignano Flaminio.
Nei capi d'imputazione, formulati nella richiesta di rinvio a giudizio dal pubblico ministero Marco Mansi, e inviati venerdì scorso al vaglio processuale dopo la camera di consiglio del Giudice per l'udienza preliminare Pierluigi Balestrieri, sono stati infatti descritti gli «atti a sfondo sessuale» nel dettaglio senza troppe perifrasi, ai quali i bambini sarebbero stati fatti «assistere e/o partecipare attivamente». Una discesa negli inferi per bimbi fra i 3 e i 5 anni che sarebbe stata indotta «anche con l'uso della violenza o minacce di danni fisici o di morte ai rispettivi genitori». Con i piccoli alunni che sarebbero stati quindi obbligati a «praticare reciprocamente su loro stessi atti di esplicita natura sessuale anche con l'uso di strumenti (vibratore, penna, pezzi di vetro)». Uno scenario da incubo che, «secondo quanto riferito dalle giovani vittime», scrive il magistrato, le avrebbe viste coinvolte ne «il gioco della puntura» e il «gioco del pisello», nel corso dei quali i bambini subivano o dovevano essere parte attiva nei confronti degli adulti. I quali avrebbero sottoposto i bambini «a maltrattamenti e percosse in quanto, sistematicamente e con carattere di abitudinarietà, li legavano dopo averli spogliati, praticavano sui medesimi, con l'uso di siringhe, prelievi di sangue o inoculazione di sostanze varie quali narcotici, stupefacenti o altre lesive della salute delle persone, alcune contenenti benzodiazepine, e li terrorizzavano o li traumatizzavano, vestendosi da diavolo o coniglio nero o altro ancora con uso di cappucci e mostrandosi ai medesimi completamente o parzialmente nudi». Un autentico tormento che sarebbe iniziato «nel corso dell'anno scolastico 2001-02» per una bambina e proseguito poi nel 2005-06 «per gli altri minori». Un'inchiesta durata oltre tre anni, con più di diecimila atti processuali, «ma senza alcun riscontro», ha obiettato il professor Franco Coppi, difensore della maestra Patrizia Del Meglio e di suo marito, l'autore tv Gianfranco Scancarello. «Con queste accuse assurde rischiano dai 12 ai 15 anni di carcere, ma nel processo ci si difenderà chiedendo i riscontri, sinora mai prodotti dall'accusa. Nessuna sevizia è stata provata se stiamo agli atti». Per i legali di parte civile, invece, «le accuse hanno un valido fondamento - concludono Pietro Nicotera, Antonio Cardamone e Franco Merlino, che assistono alcune delle 19 famiglie costituitesi in giudizio - ancora oggi i bambini stanno male e il dibattimento sarà un passaggio fondamentale per impedire che queste cose si ripetano». IL TEMPO 14.2.2010

venerdì 22 gennaio 2010

Rignano Flaminio: nuova indagata per gli abusi sui bambini dell'asilo Olga Rovere



Nuova indagata per i presunti abusi di Rignano Flaminio
Un altro fascicolo e una nuova indagata per i presunti abusi nella scuola Olga Rovere di Rignano Flaminio. E’ il settimanale Panorama a rivelare l’esistenza di un’inchiesta sulle violenze di gruppo subite da bambini di 4 anni. Accertamenti che non riguardano le tre maestre, la bidella e l’autore Tv finiti davanti al gip con l’accusa più orribile. Per Panorama il fascicolo contro ignoti, affidato al pm di Tivoli Maria Domenica Perna, sarebbe un ”clone” di quello principale, che ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio per e maestre Marisa Pucci, Silvana Magalotti e Patrizia Del Meglio e per la bidella Cristina Lunerti. In realtà sul registro degli indagati c’è già un altro nome. Una donna dell’est, che ha vissuto vicino a Rignano per molti anni. L’ipotesi è sempre la stessa: violenza sessuale nei confronti di minorenni e sequestro di persona. La donna viveva in una villa della frazione di Montelarco. Dove oggi campeggia un cartello ”casa è sotto sequestro per accertamenti urgenti”. Comincia tutto lo scorso autunno, quando un bambino riconosce quella casa, all’epoca in vendita. I genitori si rivolgono ai carabinieri. E viene aperto il fascicolo. Il pm decide di portare nella villa le altre piccole presunte vittime degli abusi. Cominciano i sopralluoghi e in quattro riconoscono la casa, le stanze, la scena delle terribili violenze denunciate ai carabinieri dai genitori. I luoghi corrisponderebbero anche alla descrizione del ”castello”, più volte citato dai bambini della scuola Olga Rovere in sede incidente probatorio, nel corso degli incontri con un pool di esperti. Partono gli accertamenti sull’immobile, il proprietario della casa dimostra agli inquirenti di non saperne nulla: per anni, la villa è stata affittata a quella donna dell’est che viveva lì con la figlia.
Il nome della signora viene iscritto sul registro degli indagati. Poco prima di Natale, i carabinieri perquisiscono la casa, il pm incarica il Ris di cercare tracce biologiche dei bambini. I militari sequestrano anche alcuni giocattoli. Oggetti che sarebbero incompatibili con l’età della figlia della signora, già maggiorenne. L’esame degli esperti è ancora in corso. La perizia dovrebbe arrivare sulla scrivania del magistrato per la fine di febbraio. Le tracce biologiche saranno confrontate con il Dna prelevato ai bambini durante la prima indagine. Un accertamento che nell’inchiesta principale a carico dei cinque imputati non ha portato a nulla. La donna intanto avrebbe già lasciato l’Italia e sarebbe tornata nel suo Paese.
Per Antonio Cardamone, difensore di parte civile insieme a Franco Merlino, gli accertamenti sono solo all’inizio: «Bisogna ancora chiarire molti aspetti – dice – in particolare il collegamento con gli imputati, perché, se gli abusi sono avvenuti in orario scolastico, è evidente la connessione di questa nuova indagine con il processo principale. D’Altra parte che qualcosa o qualcuno fosse rimasto fuori dall’inchiesta è un dato certo, emerso dalle testimonianze dei bambini e dai riscontri eseguiti successivamente». di Valentina Errante Il Messaggero

sabato 16 gennaio 2010

Pedofilia - Nuova udienza per il caso di abusi all'asilo Olga Rovere di Rignano Flaminio



Rignano, l'autore tv - "Contro di noi il nulla"
Hanno preso la parola per smontare, per l'ennesima volta, il castello di accuse formulate dalla procura di Tivoli nei loro confronti nella vicenda dell'asilo di Rignano. L'autore tv Gianfranco Scancarello e la moglie, maestra, Patrizia Del Meglio, sono comparsi davanti al gup Pierluigi Balestrieri per dichiararsi estranei ai fatti e vittime di "una situazione irreale"

La scuola di Rignano Hanno dichiarato di essere innocenti, rendendo dichiarazioni spontanee davanti al gup, due degli imputati nell'inchiesta su presunti abusi che sarebbero stati compiuti ai danni di bambini della scuola materna "Olga Rovere" di Rignano Flaminio. Affermazioni, rese nel corso dell'udienza preliminare a Tivoli davanti al gup Pierluigi Balestrieri da due degli imputati: i coniugi Gianfranco Scancarello, autore televisivo, e Patrizia Del Meglio, maestra, che si sono presentati in tribunale accompagnati da due body-guard. Una scelta nata in relazione a quanto avvenuto la scorsa udienza, quando al loro arrivo ci furono momenti di tensione con i genitori dei bambini che avrebbero subito gli abusi. "Siamo qui per gridare con chiarezza: noi siamo innocenti. Ci chiediamo quindi perché siamo qui a fronte del nulla assoluto raccolto a carico mio e di mia moglie".

Così, stando a quanto si è appreso, Scancarello che, nel corso delle sue dichiarazioni spontanee, ha ricostruito il suo "incubo processuale": "Ci siamo dovuti trasferire a Roma - ha detto - La Rai mi ha revocato ogni incarico professionale e la nostra figlia più piccola ha subito uno choc psichico da cui solo adesso comincia a riprendersi. Non abbiamo nulla da nascondere, non abbiamo mai fatto male a nessuno e confidiamo nella capacità del giudice di distinguere il vero dal falso, il verosimile dall'assurdo e riconoscere l'innocenza di chi dovrà giudicare, soprattutto quando essa, come nel nostro caso, è del tutto conclamata". "Potrebbe essere un classico errore di persona il mio coinvolgimento nell' inchiesta". Così la Del Meglio che ha poi aggiunto: "Di Patrizia ce ne erano altre sia dentro la scuola sia fuori. Tra queste anche la madre di uno dei bambini denuncianti e la nonna di un altro. C'è un errore di persona. Io sono stata identificata per mezzo di una videocassetta della prima comunione di mia figlia". La parola è quindi passata ai legali di parte civile per le loro arringhe che si concluderanno la prossima udienza già fissata per venerdì prossimo. Al termine dell'udienza preliminare il gup dovrà pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudizio formulata dal pm Marco Mansi nei confronti dei cinque imputati.


Si tratta in particolare delle maestre Marisa Pucci, Silvana Magalotti, Patrizia Del Meglio e del marito di quest'ultima, il produttore televisivo, Gianfranco Scancarello, nonché della bidella Cristina Lunerti. Per quest'ultima la procura aveva chiesto l'archiviazione ma il gip Elvira Tamburelli ha respinto tale istanza, disponendo l'imputazione coatta nei suoi confronti. Sono finite invece in archivio le posizioni della maestra Assunta Pisani e del benzinaio cingalese Kelum Weramuni De Silva. Atti osceni, maltrattamenti in famiglia, sottrazione di persona incapace, sequestro di persona, violenza sessuale aggravata, atti sessuali con minorenne, corruzione di minorenne, violenza sessuale di gruppo, atti contrari alla pubblica decenza. Questi i reati contestati agli imputati a seconda delle singole posizioni processuali.
(15 gennaio 2010) Repubblica.it

martedì 5 gennaio 2010

Don Luciano Massaferro arrestato per abusi sessuali su una ragazzina




Alassio: parroco in carcere in attesa dell'interrogatorio

E' detenuto presso il carcere di Chiavari don Luciano Massaffero, 44 anni, il parroco di San Vincenzo e di San Giovanni di Alassio, arrestato dalla polizia per violenza sessuale su una bimba di undici anni. Da pochi mesi il prete era stato nominato dal vescovo Oliveri responsabile dell’ufficio scolastico della Diocesi. L’ordine di custodia cautelare in carcere, richiesto dal sostituto procuratore Alessandra Coccoli, è stato eseguito ieri mattina dalla squadra mobile e dal commissariato di polizia di Alassio. Gli agenti hanno anche perquisito (con esito negativo) la sua abitazione e gli uffici delle sue parrocchie. Domani sarà ascoltato dal giudice per l’interrogatorio di garanzia.
Sarebbe stata la relazione di una psicologa del Gaslini, che un paio di mesi fa ha incontrato in ospedale Genova la piccola su richiesta della madre, a far scattare l’inchiesta.

Savona: e-mail di un lettore sul caso Massaferro

Riceviamo e pubblichiamo l'e-mail di un lettore sul caso di Don Luciano Massaferro:

"Gent.mo Direttore buonasera.

Ho letto adesso il Vostro articolo sulla "serata di preghiera straordinaria" per i Sacerdoti e - ma guarda un po' che caso - per don Luciano Massaferro. Che bella solidarietà.....

Pregare per quella bambina, perchè superi indenne certi traumi no, eh.... pregare per il Magistrato che sta indagando su un caso così delicato, perchè venga fuori la verità senza ombra di dubbio no, eh....Sono lontano dalla Chiesa ormai da molto tempo; e credo che queste cose allontanino sempre più gente, non solo dalla Chiesa, ma dalla fede stessa. E' come se passasse l'equazione "Dio permette queste cose da parte dei Suoi Sacerdoti = Dio è di fatto complice." Oppure "I Vescovi non prendono provvedimenti = sono tutti così". Sarebbe ingiusto e fuorviante. Ma a volte viene da pensarlo.

Non dico che non sia giusto manifestare la propria incredulità di fronte a certe accuse; personalmente sono convinto che una persona sia innocente sino a sentenza definitiva, e ci mancherebbe altro. Ma se anche fossi assolutamente certo dell'innocenza di quella persona sono altrettanto convinto che non ne prenderei le difese (a meno di non avere prove certe), perchè il Magistrato deve fare serenamente e fino in fondo il proprio lavoro.

Soprattutto facciamo in modo che non si scambino i ruoli tra chi è vittima di un reato e chi lo compie... chi difende pubblicamente con tanta "convizione di innocenza" don Luciano Massaferro forse - fortunatamente - non è mai stato a contatto con una vittima di un tale reato, non ha mai veramente avuto un "contatto ravvicinato" con le famiglie di chi ha subito tali traumi.
Se questi signori soltanto avessero provato a stare a contatto con le vittime di violenza sessuale, molto probabilmente si sarebbero astenuti da quelle pubbliche esternazioni almeno sino alla sentenza. Per la serenità di tutti. Potevano dimostrare la propria solidarietà a quel Sacerdote ad esempio scrivendogli in privato, andando a trovarlo in carcere; scrivere sui giornali - in questi casi - serve solo a far rumore e polvere.

Se poi don Luciano Massaferro sarà ritenuto innocente dal Giudice, sarò il primo - se lui lo vorrà - a stargli vicino ed a dimostrargli fattivamente la mia solidarietà per aver subito un'ingiusta calunnia. Anche se non sono "uomo di Chiesa".
Per il momento mi auguro - ed auguro a tutte le parti in causa - che la verità arrivi in fretta, per tutti.

Mi consenta di aggiungere che la Vostra informazione è sempre stata imparziale e lo è stata anche in questa occasione, malgrado l'estrema difficoltà intrinseca a queste vicende. Siete davvero degli ottimi professionisti.

Mi perdoni lo "sfogo", è solo la piccola opinione di un uomo qualunque; piuttosto mi permetta di complimentarmi ancora con Lei ed i Suoi collaboratori per l'ottimo - e difficile - lavoro che state facendo per un servizio di informazione efficiente e corretto.

Distinti saluti


Moreno Masante
Sanremo

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Lunedì 04 Gennaio 2010 ore 17:05


Alassio: Ac diocesana "certi dell'innocenza di don Luciano"

Ha aspettato qualche giorno l’Azione Cattolica diocesana per intervenire sulla vicenda dell’arresto di Don Luciano Massaferro. Per prudenza rispetto alle indagini che ancora sarebbero in corso. Poi dopo l’adorazione di ieri sera per i sacerdoti, a cui tanti laici del vicariato di Alassio hanno partecipato, il Presidente diocesano dell’AC, Angelo Ricci, ha sciolto le riserve e a Savonanews.it ha confidato quanto gli educatori della Parrocchia di San Vincenzo e San Giovanni, circa una dozzina, siano molto sconcertati e non si diano pace per l’accaduto. “I giovani non capiscono per come conoscono personalmente Don Luciano – ha dichiarato Angelo Ricci - e sono sicuri che al sacerdote non si possa attribuire un reato simile. Hanno però fiducia che la verità verrà a galla, si augurano, nel più breve tempo possibile”.
“Innanzitutto ci vuole rispetto- si legge nella nota rilasciata dalla presidenza dell’AC diocesana- Rispetto per la persona. Per la vita dei ragazzi che devono poter crescere in un ambiente sano e il più possibile sereno, dove l'incontro con le altre persone sia esperienza di crescita umana e spirituale, e non minaccia o peggio violazione della propria persona. La pedofilia è un male che va condannato senza condizioni e combattuto con decisione”.
“Ci vuole rispetto – prosegue la nota - per chi, come don Luciano, si trova al centro di vicende giudiziarie. Noi conosciamo don Luciano come persona molto generosa, disponibile, dedita con convinzione alla sua missione di prete, capace di edificare un ambiente dove la gioia e l'entusiasmo dell'incontro con il Signore che viene non sono vuote parole, ma vissuto quotidiano. Siamo vicini alla persona di don Luciano nella preghiera e nell'affetto, fiduciosi che l'accertamento della verità dimostri la sua estraneità ad una vicenda talmente esecrabile.
“Ci vuole rispetto per il lavoro di chi svolge la propria attività con coscienza e professionalità: i magistrati che si stanno occupando del caso, con fiducia nel loro impegno e con la speranza che si possa acclarare la verità in tempi brevi; i giornalisti che con onestà intellettuale informano avendo verificato le notizie che trasmettono, non cedendo a preconcetti o a facili sensazionalismi. In un tempo in cui siamo abituati al qui ed ora, dove siamo portati a ritenere essenziale solo il presente, anche noi vorremmo che tutto fosse già chiarito. Coltiviamo la pazienza dell'attesa nella preghiera perché il Signore conforti chi soffre, aiuti a rimarginare le ferite di chi è stato violato nella propria dignità e illumini le menti di tutti”. Conclude la presidenza dell’Azione cattolica diocesana.

Martedì 05 Gennaio 2010 ore 15:53 http://www.savonanews.it

Abusi su di un bambino di appena due anni - Madre e convivente in carcere

(AGI) - Palermo, 5 gen. - Convalidato l'arresto di una coppia di Terrasini (Palermo) bloccata ieri con l'accusa di violenza sessuale ai danni del figlioletto di due anni e mezzo della donna. Il gip Antonella Consiglio ha confermato il provvedimento eseguito dai carabinieri su richiesta del sostituto procuratore Sara Micucci, disponendo per i due la custodia in carcere. I militari dell'Arma avevano ammanettato per l'orribile delitto un 39enne pluripregiudicato per stupefacenti e una 27enne incensurata. Vittima il figlio avuto dalla donna in una precedente relazione. Sono proseguiti gli approfondimenti sulla dinamica dei fatti, anche con l'ausilio della Sezione Investigazioni scientifiche e di due carabinieri donna, esperti nel settore dei crimini ai danni di donne e bambini. Dei fatti era stata sin da subito informata anche la procura per i Minori a tutela del bambino coinvolto e degli altri due figli minori della donna, tutti affidati ai nonni materni. (AGI) Mrg

lunedì 28 dicembre 2009

Abusi sessuali sugli alunni del doposcuola.


Abusi sessuali sugli alunni del doposcuola, i coniugi arrestati davanti al giudice
La coppia, 70 anni lui e 65 lei, incastrata dai racconti delle piccole vittime. Una decina i casi accertati .


LECCE - Sarà interrogata oggi, lunedì 28 dicembre, in carcere dal gip del Tribunale di Lecce Ercole Aprile la coppia di conviventi arrestata dai carabinieri la vigilia di Natale a Martano, un piccolo centro del Salento con l’accusa di aver abusato di alcuni minorenni, sia maschietti che femminucce, di scuole elementari e medie ai quali impartiva lezioni private. Secondo l’accusa, sostenuta dal pm della Procura della Repubblica di Lecce Angela Rotondano, le vittime sarebbero state una decina e gli episodi si sarebbero verificati nell’istituto, comunque estraneo alla vicenda, concesso alla coppia per le lezioni.

LA VICENDA - L’uomo, settantenne, che avrebbe dovuto fare da bidello e in passato era finito sotto inchiesta per episodi analoghi quando lavorava in Sicilia, avrebbe violentato i minorenni o in altri casi li avrebbe palpeggiati o costretti a denudarsi. La donna, maestra in pensione di 65 anni, avrebbe assistito al tutto senza far nulla per impedire le violenze. Nel corso delle indagini gli investigatori hanno sentito non solo le presunte vittime ma anche gli altri studenti che frequentavano il doposcuola privato. Le audizioni sono state fatte nel Centro di prevenzione abuso e maltrattamento minori (Cepam) della Asl di Lecce; i ragazzi avrebbero confermato gli abusi. Per questo motivo già da diverse settimane i genitori dei piccoli studenti avevano ritirato i loro figli dal doposcuola, mentre le famiglie erano state supportate da assistenti sociali e psicologi per far superare ai piccoli la terribile esperienza.

L'INDAGINE - L’inchiesta della Procura è stata avviata a fine agosto scorso, quando è giunta la prima denuncia da parte dei genitori di un bambino. Questi, ascoltando in casa un Tg televisivo e sentendo parlare di abusi sessuali nei confronti di altri bambini, aveva confessato alla sorella maggiore che qualcosa di simile accadeva anche a lui. Così l’inchiesta si è allargata e alla fine si è scoperto che le vittime degli abusi sarebbero state una decina. Nel piccolo centro salentino le voci su qualcosa di strano e terribile che accadeva in quell’istituto durante le lezioni di doposcuola privato si sono diffuse in breve tempo. Ai primi di dicembre si era saputo che la coppia di conviventi era iscritta nel registro degli indagati della Procura di Lecce. I racconti dei bimbi e dei ragazzini che frequentavano il doposcuola hanno fatto sì che nei confronti della coppia scattasse il provvedimento di arresto.

R. W.
28 dicembre 2009

martedì 22 dicembre 2009

Nonno abusa della nipote. Condannato.

Nonno condannato a 4 anni di carcere per abusi sulla nipotina 12enne.



ROMA (21 dicembre) – Ogni fine settimana subiva abusi dal nonno. E' stata la ragazzina, che oggi ha 12 anni, a confidarsi con le insegnanti a scuola. La preside dell'istituto ha convocato la madre della 12enne per raccontarle quanto stava accadendo e la donna ha subito denunciato l'uomo, che nel luglio scorso fu arrestato su ordine del pm Vincenzo Barba. Oggi l'uomo, Giulio M., 55 anni, è stato condannato a 4 anni e 8 mesi di reclusione dal giudice dell'udienza preliminare Luigi Fiasconaro, che non gli ha concesso alcuna attenuante. A sostenere l'accusa è stato Vincenzo Barba.

L'uomo non sarebbe stato nuovo ad attenzioni particolari nei confronti di donne che non fossero la moglie. La mamma della 12enne infatti riferì agli inquirenti che quando era fidanzata con il figlio dell'imputato, questi aveva cercato di toccarla e baciarla. Alle professoresse la 12enne raccontò che le violenze avvenivano dall'estate precedente e che il nonno si era raccomandato di non dire nulla a nessuno altrimenti «sarebbe successo un casino» e lei non avrebbe più potuto vedere il padre. I genitori della ragazzina sono infatti separati da undici anni e lei è affidata alla madre, trascorrendo spesso i fine settimana con il padre e i nonni paterni. La dodicenne riferì che gli abusi, palpeggiamenti ma non solo, si verificavano già da un anno ogni volta che andava a dormire dal padre, quando il nonno approfittava dei momenti in cui restava solo con la nipote perché il padre e la nonna uscivano di casa.

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=85058&sez=HOME_ROMA

Un padre abusa della figlia di 6 anni. Arrestato.

Pescara, presunti abusi sulla figlia: arrestato
Avrebbe abusato della filglia di soli sei anni. Gli abusi sarebbero cominciati dopo la separazione dalla moglie. L'indagine è partita da una segnalazione dei servizi sociali ai quali si era rivolta la madre della bambina, preoccupata per alcuni suoi comportamenti strani
Un padre cinquantenne separato è stato arrestato a Pescara dai carabinieri per atti sessuali nei confronti della figlia di sei anni. L'arresto è stato disposto dalla magistratura nell'ambito di un'indagine avviata su segnalazione dei servizi sociali ai quali si era rivolta la madre della bambina, preoccupata per alcuni suoi comportamenti strani.

Secondo quanto emerso dalle indagini, i fatti sarebbero accaduti nell'ultimo anno durante gli incontri concessi al padre con la figlia, dopo la separazione coniugale. I cambiamenti d'umore della bambina hanno indotto la madre a chiedere aiuto alle assistenti sociali le quali dai disegni e dai racconti della minore hanno rilevato probabili abusi sessuali. Il materiale è stato sottoposto all'attenzione di diversi specialisti che sono pervenuti alle stesse conclusioni.
(21 dicembre 2009)

http://ilcentro.gelocal.it/dettaglio/pescara-presunti-abusi-sulla-figlia:-arrestato/1810823

venerdì 4 dicembre 2009

Liam Gabriele McCarty fugge con sua madre

Venerdì 04 Dicembre 2009 di MARIDA LOMBARDO PIJOLA
ROMA – Sogni, progetti, futuro, niente più. E gli occhi di Leo che la guardano con l’aspettativa integrale dei bambini, e quel ditino che lui le punta addosso: «Non è che mi consegni, mamma? Restiamo sempre insieme, vero? Giura!». Leone, otto anni, è convinto che l’uomo nero sia alle porte, per portarlo via. Un po’ ha paura, «però non tantissimo: mi salva la mia mamma». E’ questo il mestiere delle mamme, no? Perciò nascondersi ancora, come ladri. Due settimane. La vita sospesa. Niente scuola. Soldi finiti. «Poveri ma insieme», ride Leo. Quanto può durare? E’ disperata, Manuela, ma sorride, dissimula, annuisce. Al parco, per vedere un’amica, i due fuggiaschi braccati dopo un decreto che dispone il collocamento di Leo in casa famiglia senza rapporti con la madre, (effetto di una feroce contesa col padre americano), divagano nell’ordinario gioco delle parti. Fammi giocare a biliardino, (ora vediamo), e giurami che a casa mi lasci al Nintendo (prima i compiti), e voglio i biscotti, il succo, la pizzetta, (non esagerare, ti fa male), e guarda il cane, se avremo una casa me lo prendi?
Due sguardi simmetrici si frugano, le labbra virano in un sorriso speculare. Sogni. Sintonie. Una casa, «io e mamma e basta – spiega Leo all’amica – e non c’entrano mio padre, gli assistenti sociali, i giudici, i carabinieri, e tutti quelli che promettono e poi non fanno niente, e vogliono farmi vedere “quello” anche se io piango fortissimo, e gli racconto le cose che mi ha fatto non mi credono, e dicono che era un brutto sogno. A me mi hanno stufato tutti, sai? Io voglio vivere normale con mia mamma, che vado a scuola mia, e vedo gli amici, e sto tranquillo, e nessuno mi prende per portarmi via. Io non sono un pacco». Un torrente. Radioso. Sorriso permanente. Il cronista lo guarda senza mai parlargli, è troppo piccolo per le interviste, e poi manca il permesso del tutore. Eccoli qua, i fuggiaschi, due gocce d’acqua, il sole che fa sbrilluccicare due chiome ricciolute d’oro e quattro pupille di cristallo, chiare come le idee di Leo: «Hanno scritto “rapito”, ma che sono matti? Questa qui è la mia mamma. Le ho chiesto di salvarmi, sennò mi portavano via. Un po’ severa, mia mamma, però neanche tanto. Adesso, per esempio, non mi vuol prendere “Star Wars” per via dei pugni, anche se è della Lego, figurati. Però mi fa un sacco di coccole. Sai che le coccole, se te le danno da piccolo, poi da grande le ridai?». Infatti: le salta sulle ginocchia, le braccia attorno al collo, le sussurra qualcosa, ride, corre via. Sembra sereno, miracolato da un’energia interiore che seleziona i dati, scartando il terrore come un brutto gioco inventato dai cattivi.
Chissà cos’ha capito, Leo, dell’incubo che intrappola la sua vita da quattro anni. Accusa il suo papà di abusi sessuali. Lui accusa la madre di manipolarlo. Nel dubbio, a entrambi viene sospesa la patria potestà. Leo in casa famiglia. Periti e magistrati divisi sulla sua attendibilità. Infine il padre prosciolto, il bimbo dai nonni materni. Incontri protetti con suo padre. Lui lo respinge, urlando. Attraverso la sua psicologa, chiede con un disegnino di vedere i magistrati, per spiegare perché non vuol vederlo. Quando se lo trova davanti a sorpresa in un’aula di Tribunale, viene travolto dal pianto dalla rabbia dal terrore. I magistrati dispongono che interrompa ogni rapporto con sua madre: sospettano che sia lei a condizionarlo. E allora casa famiglia, nuovamente. «C’è stato cinque mesi. Com’era ridotto…». Leo la interrompe: «Zitta, racconto io». Guarda l’amica di famiglia: «Sai che non mi facevano andare alle feste di scuola mia, e neanche più Aikido? Poi c’erano dei ragazzi grandi che mi davano i pugni e i calci e uno mi diceva ti apro col coltello, e mi hanno chiuso in una fogna che io urlavo e piangevo e per scappare mi sono tutto graffiato. E poi certe altre cose brutte..insomma.. Ma tanto mia mamma non mi ci fa andare questa volta. Vero?». Lei lotta con le lacrime, guardando il cielo. «Abbiamo aspettato per tre giorni che venissero a prenderlo. Mi sono presentata due volte dai carabinieri. Ho detto prendetelo, se è giusto, eccolo qui. Mi hanno detto di tornarmene a casa. Intanto Leo era atterrito, non mangiava, piangeva, si chiudeva a chiave, mi implorava portami via, scappiamo». E infine lei lo ha fatto. E ora si aggira come una nomade tra mille posti, mille dubbi, mille paure. «Non pensa che sarebbe giusto consegnarlo?». «Come faccio, ne morirebbe, si sentirebbe tradito anche da me».
Un bimbo strattonato tra sua madre e la legge. Luigi Cancrini, neuropsichiatra, direttore del Centro aiuto al bimbo maltrattato del Comune, che ha in cura Leo da due anni, è allarmatissimo. «Ha con sua madre un rapporto profondissimo, strapparlo a lei con un provvedimento così brutale lo distruggerebbe. Ho appena espresso tutta la mia preoccupazione in una lettera al presidente del Tribunale per i Minori». Leo è sull’orlo di un baratro. Bisogna ricucire la trama slabbrata del suo sistema di certezze, della sua fiducia negli adulti. «Ora mi fido di mamma e dei miei amici. Gaia no. Mi ha detto che con me non ci gioca perché non ho un papà. Ho detto che mia mamma vale per due. Per cento. Non come gli altri grandi, che vogliono separare i bambini dalle madri. Sembrano scemi, certe volte». Incrocia lo sguardo di sua madre. «Va beeene, scemi no. Cretini. Ok?».

domenica 29 novembre 2009

Liam Gabriele McCarty, conteso tra l'italia e l'america, urla il suo dolore

Il Messaggero – Sabato 28 Novembre 2009 Sezione Interni Pagina 13
di MARIDA LOMBARDO PIJOLA

ROMA- La braccano per toglierle il figlio di otto anni che nasconde. Manuela sa che la legge non sempre ha ragioni simmetriche a quelle dei sentimenti della gente. Sa che i Carabinieri li stanno cercando dappertutto, lei e suo figlio, e le sarà sempre più difficile rassicurare Leo, nella bolla dove vive in simbiosi con lei come nel ventre, come sempre. «Mi dice: ”mamma, non lasciare che mi prendano, non voglio tornare in casa famiglia, non voglio vedere mio padre, io gliel’ho urlato pure l’altro giorno a quei signori con la toga, gli ho raccontato le cose brutte che mi ha fatto, perché non mi ascoltano, perché non mi credono?”. Non so che rispondergli».
E allora vorrebbe urlare anche lei, come Leone ha fatto la settimana scorsa, quando ha visto suo padre in Tribunale, e come fa invariabilmente tutte le volte che lo costringono a incontrarlo, e allora piange, si sbatte per terra o contro i muri, lo accusa, lo insulta, moltiplica l’energia del suo fiato di bimbo per gridare, con una coerenza inflessibile, struggente, disperata: «vattene mi fai schifo lasciatemi in pace perché non mi credete voglio tornare a casa mia». Manuela invece no, non urla. Racconta lentamente, dissimulando il dolore il terrore l’ansia in un registro di voce tranquillo, come se fosse una storia capitata ad altri, non a lei. Nel luogo dove nasconde il suo bambino, al sicuro dall’infierire scomposto dei torti e delle ragioni degli adulti, Leone gioca e fa i compiti e guarda i cartoni, ma poi ogni tanto è scosso da un soprassalto di memoria. Guarda sua madre con quel suo sguardo vivo e lucido, da grande, e chiede: «Perché fanno questo a un bambino? Perché ci vogliono separare? Perché mi vogliono chiudere in quel posto dove mi fanno del male?» In casa famiglia Leone è già stato cinque mesi, ed tornato scosso magro sporco ammalato, e ha raccontato di violenze e molestie, e di ragazzi che avevano il doppio dei suoi anni. E’ solo una sequenza dell’incubo di Leo, bimbo conteso tra Manuela, romana, già conduttrice di programmi per bambini e producer in Rai, che accusa il padre di averne abusato sessualmente, e Mike, grafico, americano, che accusa la madre di averlo rapito e di manipolarlo per sottrarlo a lui. Leone, nome inventato da lui stesso a beneficio del cronista, «perché il leone, dice mio figlio, è simbolo di forza interiore». Da quattro anni, il piccolo leone affronta con grinta una vita vulnerata, vessata da una feroce vicenda giudiziaria tra gli Usa e l’Italia. Negli Stati Uniti Leone è famoso, per via di una campagna mediatica promossa da suo padre tra networks, giornali, video, duecento siti web che pubblicano foto e nome del bambino, al grido: salviamo Leone, rapito da sua madre.
Salviamolo, già, ma da che cosa? «Il bimbo ha un legame positivo, sano, forte, intenso con la mamma, unico riferimento sicuro della sua vita. Toglierlo a lei è come strappare un albero dalla sua terra: muore», assicura il neuropsichiatra infantile Luigi Cancrini, che ha in cura Leo da due anni. «E’ lucido, credibile, intelligentissimo. E’ certo di aver subito abusi. A prescindere dal merito processuale della vicenda, costringerlo a vedere il padre è una violenza». Una storia violenta, dal principio. Un matrimonio finito male, una gravidanza fuori tempo, e Manuela torna in Italia per partorire. «Anche se Mike non si faceva quasi mai vedere, e non pagava gli alimenti, sono tornata a vivere negli Usa: volevo che mio figlio crescesse con un padre». E adesso il racconto si spezza nei singhiozzi. «Quando autorizzano gli incontri con pernottamento, Leone torna pieno di lividi, sembra impazzito, manipola le sue parti intime, fa pipì a letto, piange, non dorme, non vuol vedere il padre. Infine racconta di strane foto, strani video, strani giochi». Alcuni psicologi ipotizzano abusi sessuali. Manuela, disperata, torna in Italia col bambino, e denuncia l’ex marito. Lui accusa lei di rapimento. Un successivo intrigo giudiziario, tre perizie, due che ritengono verosimili le accuse di Leone e un’altra no, esperti e magistrati divisi tra la tesi della credibilità del bimbo e quella di un suo condizionamento da parte della madre. Nel dubbio, il Tribunale toglie a entrambi i genitori la patria potestà. Infine Mike prosciolto: potrà avere incontri protetti con il figlio. Ma il figlio lo rifiuta. Dopo la prima esperienza traumatica in casa famiglia, il bimbo viene collocato dai nonni materni. Chiede di non vedere più suo padre. Di stare con sua madre. Di spiegare le sue ragioni a un magistrato.
Racconta Mario Occhipinti, legale di Manuela. «Lo hanno convocato senza avvertici. Si è trovato davanti suo padre senza la nostra assistenza, senza essere stato preparato. Ha pianto, ha urlato. Non hanno trovato di meglio che disporne l’immediato collocamento in casa famiglia e il divieto di rapporti con la madre e i nonni. Ho ricusato i giudici. E li denunceremo al Csm». «Non ho mai visto una così crudele violazione del diritto all’ascolto e al rispetto dei bambini», s’indigna Andrea Coffari, presidente del Movimento per l’Infanzia, che si è associato alla difesa di Manuela. «Il bimbo è sparito, è in corso un’indagine della Procura: nessun commento», dice Roberta Ceschini, legale di Mike. Intanto il piccolo leone si attrezza per difendersi da solo. Una lettera a Napolitano e Berlusconi. «Voglio una vita normale, ed essere lasciato in pace con mia mamma, e che mio padre mi lasci stare. Aiutami». Anche se gli adulti non gli credono, lui non ha ancora smesso di credere in loro.
LINK ARTICOLO ORIGINALE DIRE-MINORI
BIMBO CONTESO, LA MADRE: “BASTA VIOLENZE SU MIO FIGLIO”
BATTAGLIA COL PADRE AMERICANO. DRAMMATICA UDIENZA IN TRIBUNALE.
(DIRE – Notiziario Minori) Roma, 25 nov. – In occasione della giornata dedicata ai diritti dei minori, “il Tribunale per i minorenni di Roma convoca LGM, il bambino di otto anni conteso fra l’Italia e gli Stati Uniti e noto alle cronache americane con ampi servizi su Fox e Cbs. Qui, nonostante i pianti e le urla disperate del minore, confermate da testimoni presenti all’accaduto, il giudice obbliga LGM a vedere il padre non tenendo in alcuna considerazione l’evidente stato di choc del minore. Testimoni dell’accaduto affermano di avere sentito le urla e i pianti fin nei corridoi del Tribunale: una scena d’altri tempi”. E’ quanto si legge in una nota di Manuela Antonelli, la mamma del bambino conteso, e dei suoi legali. “Questo e’ il diritto all’ascolto sancito dalla Convenzione internazionale di New York applicato da alcuni giudici del Tribunale per i minorenni di Roma- si sottolinea nella nota-. Il bambino motiva l’inutile e disperato tentativo di sottrarsi alla vista del padre con il ricordo di passate violenze sessuali e il giudice, anziche’ approfondire tali gravissime affermazioni, decide di portare LGM nuovamente in casa famiglia, vietando inspiegabilmente il rapporto fra la madre, i parenti della madre e il minore. Tale incredibile decisione e’ stata presa contro il parere del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni che consigliava il collocamento del minore presso la madre e nonostante una approfondita consulenza tecnica disposta dallo stesso Tribunale dove si legge che ‘il bambino ha bisogno della madre e sconsiglia di tenerlo stabilmente separato dalla stessa’”. Il padre del bambino e’ americano “e violando tutte le elementari regole di rispetto e privacy ha attivato su Internet una campagna di disinformazione e denigrazione della madre e della giustizia italiana, in numerosi siti, oltre all’esatta indicazione del nome e cognome del figlio ha inserito filmati che lo ritraggono senza alcuna precauzione. I commenti americani sui siti e su youtube sono desolanti: in uno di questi si legge “non comprate nulla dall’Italia e non andateci in vacanza, l’Italia e’ peggio dell’Iran”. I legali della madre, la signora Antonelli, hanno ricusato il giudice che ha firmato l’ordinanza e annunciano reclamo presso la Corte d’Appello e un esposto al Consiglio superiore della Magistratura. “Il bambino non vuole tornare in casa famiglia, dove ha dichiarato, in sede di consulenza tecnica d’ufficio, di avere subito atti di bullismo da parte di bambini piu’ grandi. Lo si portera’ via con la forza? Si fara’ violenza a un bambino che urla la sua disperazione costringendolo a separarsi dalla madre? Ci sono pressioni esterne che stanno condizionando i giudici?”. La madre “rompe il silenzio e chiede aiuto ai media italiani perche’ si occupino con spirito di verita’ e nel rispetto dei diritti dei bambini di questa terribile vicenda, chiedendo pero’ di non diffondere immagini e il nome di suo figlio. La madre chiede aiuto a tutte le associazioni che in Italia si occupano della tutela dei minori perche’ a suo figlio non sia fatta ancora violenza”. (Wel/ Dire)

Don Ruggero Conti - Non posso satre in carcere, sono malato.

Don Ruggero contro i giudici: «Malato, ma in carcere»
Udienza movimenta, giovedì pomeriggio, al processo contro don Ruggero Conti. Il parroco della chiesa della Natività di Maria Santissima di Selva Candida, finito in carcere il 30 giugno del 2008 con l’accusa di aver abusato sette ragazzini che frequentavano la sua chiesa, si è sentito male in aula, come era accaduto nel corso dell’udienza precedente. Proprio nel giorno in cui il suo legale, Fabio Marini, ha presentato in Procura un esposto in cui il religioso denuncia i giudici che si sono occupati della sua vicenda dal 7 agosto del 2009 sino al 24 novembre del 2009.
Secondo il prete si ostinerebbero a tenerlo in carcere, dove è tornato lo scorso marzo dopo un periodo agli arresti domiciliari per effetto del decreto legge sulla sicurezza, nonostante sia stato dichiarato dai medici del carcere di Regina Coeli «incompatibile con la detenzione» a causa di una grave ipertensione. Anche giovedì, prima che i giudici cominciassero ad ascoltare la testimonianza di due dei giovani che l’accusano, la pressione di don Ruggero è saltata alle stelle, tanto da costringerlo ad abbandonare l’aula. Il processo è andato avanti lo stesso e il giudice ha disposto che il religioso fosse ricoverato in una struttura sanitaria protetta di Viterbo. Le due presunte vittime degli abusi hanno sostanzialmente confermato le accuse.
Nella denuncia il religioso ripercorre la sua «storia carceraria». È luglio scorso quando due periti nominati dal Tribunale lo visitano e stabiliscono che soltanto il suo ritorno ai domiciliari avrebbe scongiurato il rischio di ulteriori complicanze, ecludendo il ricovero presso strutture cliniche penitenziarie. Il 19 agosto, su richiesta del Tribunale, è il carcere stesso a dire che il detenuto non poteva più rimanere in cella. Ciò nononstante i giudici dispongono il ricovero di don Ruggero presso una struttura ospedaliera. Il 22 agosto il prete viene portato all’ospedale Santo Spirito. E anche qui il responso è lo stesso: incompatibilità con l’isolamento e la permanenza in condizioni di restrizione a causa di un persistente stato depressivo. Due giorni più tardi don Ruggero viene trasferito e visitato nel reparto di medicina protetta del Pertini. Nella loro relazione i medici segnalano la necessità che fosse trasferito. Lì rimane fino ad ottobre quando, si legge nella denuncia, senza che il suo quadro clinico fosse migliorato, il religioso torna a Regina Coeli. Nella denuncia il prete chiede l’acquisizione e il sequestro delle cartelle cliniche e di valutare il comportamento dei giudici che hanno trattato il suo caso.
Secondo il pm Francesco Scavo il sacerdote avrebbe abusato tra il ’98 e il 2008 di sette ragazzini che gli erano stati affidati durante i campi scuola o le vacanze.
IlGiornale

sabato 14 novembre 2009

Asilo Rignano Flaminio: processare gli indagati

Rignano: pm, processare indagati. Respinte le eccezioni preliminari proposte dalle difese.
(ANSA)- ROMA, 14 NOV- Rinvio a giudizio per tutti gli indagati per i presunti abusi sessuali che avrebbero coinvolto 21 bambini della scuola di Rignano Flaminio. E’ la richiesta formalizzata al Gup dal Pm di Tivoli. Per il rappresentante dell’accusa, ci sono elementi sufficienti per arrivare al vaglio processuale. Fissata al 15 gennaio la prossima udienza. Il Gup ha respinto tutte le eccezioni preliminari proposte dalle difese.

CASO RIGNANO: LEGALE MAESTRA, RICHIESTA RINVIO A GIUDIZIO FONDATA SUL NULLA/RPT

Roma, 14 nov. – (Adnkronos) – ”Il Gup non avra’ il coraggio di smentire cosi’ clamorosamente l’operato della Procura e del suo ufficio. Credo che saremo rinviati a giudizio. Affronteremo il processo che sara’ devastante per le famiglie dei bambini e per gli indagati: fra due anni saranno tutti assolti perche’ sul nulla non si possono costruire le sentenze di condanna”. Cosi’ l’avvocato Giosue’ Bruno Naso, legale di Silvana **Magalotti**, una delle maestre indagate nell’inchiesta sul caso Rignano, commenta all’ADNKRONOS la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal pm di Tivoli per tutti gli indagati.
”La richiesta di rinvio a giudizio del pm non ci ha sorpreso – spiega il legale – E’ stato un intervento molto deludente, elusivo di tutti i temi sollevati nel processo dalle ordinanze sia del Tribunale del Riesame che della Corte di Cassazione”. Secondo Naso ‘’si continua pervicacemente a sostenere le ragioni della prima ora e cioe’ che i bambini avrebbero manifestato sintomi di abusi e che questi non possano essere avvenuti in altro luogo che nella scuola di Rignano. Poiche’ il pm non ha altre spiegazioni di questi abusi, che lui da’ per scontati, gioco froza devono essere avvenuti nella scuola: fatti da chi non e’ un porblema che lo affligge piu’ di tanto”.

mercoledì 28 ottobre 2009

Don Ruggero Conti: quando sente i testimoni in tribunale, lui si sente male.

L’ex parroco ha avuto una crisi ipertensiva dopo le dichiarazioni di un giovane all’epoca tredicenne
ROMA (27 ottobre) – Non ha retto alla tensione e si è sentito male in aula dopo le accuse di una sua presunta vittima chiamata a testimoniare. Per don Ruggero Conti, l’ex parroco romano della parrocchia di Maria Santissima a Selva Candida, imputato di atti sessuali con minorenni è stato chiamato il medico mentre era comparso in udienza davanti alla sesta sezione del Tribunale penale di Roma.
Il dibattimento, che da oggi si svolge a porte chiuse (erano numerosi anche stavolta i «fan» di don Ruggero, una cinquantina tra giovani e genitori che rivendicano l’innocenza del loro ex parroco), prevedeva la testimonianza delle prime quattro delle otto presunte vittime di abusi sessuali: sono sette i giovani, all’epoca dei fatti tra i 13 e 14 anni, oggetto delle attenzioni e delle violenze che don Ruggero avrebbe commesso.
L’ex parroco ha accusato una crisi ipertensiva al termine della lunga testimonianza (oltre quattro ore) di un giovane di 21 anni, all’epoca dei fatti tredicenne, che ha raccontato di aver dovuto subire rapporti orali dall’ex parroco sia nella sua abitazione, sia durante un campo estivo a Trentino. Il giovane, che ha preteso di essere coperto da un paravento durante la testimonianza per non incrociare lo sguardo del prete, ha anche ribadito che una segnalazione dei presunti abusi commessi da don Ruggero sarebbe stata fatta alla segreteria dell’allora vescovo della diocesi, Monsignor Gino Reali, citato come testimone dal pm Francesco Scavo. Il parroco, tornato in carcere nei mesi scorsi dopo il cosiddetto decreto «antistupri», non ha retto alla tensione e l’udienza è stata aggiornata al 26 novembre.

mercoledì 23 luglio 2008

Pedofilia: nuove accuse per Don Conti

‘Per quel prete non entrerò più in chiesa’
Repubblica - 20 luglio 2008 pagina 4 sezione: ROMA

«Se fossi stato solo io a essere vittima di questa persona, da buon cristiano, l’ avrei anche perdonato. Ma ho deciso di denunciarlo per tutti i bambini che potrebbero soffrire ancora. Per colpa sua non entrerò mai più in chiesa…». è uno dei racconti choc dei ragazzi che hanno denunciato don Ruggero Conti. Il sacerdote, 55 anni, parroco della Natività di Maria Santissima in via Selva Candida, è stato arrestato il 30 giugno per violenza sessuale aggravata e continuata per aver abusato di almeno sette bambini negli ultimi dieci anni tra il ‘98 e il marzo scorso. Ieri il tribunale del Riesame, presieduto da Antonio Lo Surdo, ha respinto la richiesta di revoca della misura cautelare avanzata dagli avvocati Riccardo Olivo e Anna D’ Alessandro ed ha confermato il carcere per il religioso. Intanto nuove accuse emergono dall’ inchiesta del pm Francesco Scavo. Per gli investigatori del nucleo operativo dei carabiniere diretti dal maggiore Lorenzo Sabatino, il prete sceglieva le sue vittime tra i bambini del catechismo e li invitava a casa sua. I ragazzini, tutti minorenni all’ epoca dei fatti, provenivano da famiglie disagiate. Secondo gli inquirenti don Ruggero faceva leva proprio sulla loro condizione: offriva qualche soldo, vestiti, regali e poi approfittava di loro, obbligandoli anche a vedere film pornografici La procura oltre ai sette casi accertati di abusi nella parrocchia della Natività, sta indagando su altre violenze denunciate da due ragazzi della Chiesa della Beata Vergine Immacolata alla Giustiniana. Dalle carte depositate al Riesame spicca la sofferenza che a distanza di anni i ragazzi abusati continuano a provare: «Io tuttora credo a Gesù - ha fatto mettere a verbale uno di loro - però dei preti… non ne voglio sapere niente…».Un altro giovane ha confidato al pm: «Quello che è successo m’ ha staccato radicalmente dalla chiesa». Più drastico un terzo giovane: «Io ho perso totalmente fiducia nel corpo clericale e ho deciso di parlare con Dio da solo…». Al magistrato i ragazzi hanno raccontato che don Conti era «molto carismatico e sensibile», «uno di cui fidarsi…», «poi, però, arrivavano le molestie». I giovani hanno denunciato, ad esempio, la sfrontatezza di don Ruggero che, di notte, entrava nelle camerate e, incurante degli altri ragazzi che dormivano, toccava e accarezzava le vittime costringendole a subire rapporti sessuali. Un’ altra vittima degli abusi, ora maggiorenne, ha raccontato di aver denunciato gli abusi in una lettera consegnata al vescovo. «Quando mi ha ricevuto, mi ha detto che erano accuse pesanti e mi ha chiesto “sei sicuro di quello che hai scritto?”. Gli ho risposto sono sicuro sì. E il vescovo mi ha detto “Va bene, poi ti faremo sapere”». Un altro ragazzo ha riferito che 4 anni fa, sul muro della parrocchia, era apparsa la scritta «pedofilo». Nei prossimi giorni il pm Scavo ascolterà il vescovo della diocesi di Porto Santa Rufina, monsignor Gino Reali. Il magistrato vuole capire perché non vennero presi provvedimenti severi nei confronti di don Ruggero. - MARINO BISSO

venerdì 20 giugno 2008

Processo a Don Gelmini: udienza rinviata


Processo a Don Gelmini: le intercettazioni sul banco degli accusati
I difensori dei collaboratori di Don Pierino, accusati di intralcio alla giustizia, hanno contestato le modalità delle intercettazioni; il Gup ha disposto gli accertamenti richiesti; l'udienza è stata rinviata al 15 luglio



La “storia” delle intercettazioni telefoniche irrompe anche nel processo, che è ripreso oggi davanti al Gup di Terni, con l'udienza preliminare nei confronti di don Pierino Gelmini, accusato di abusi sessuali nei confronti di dieci ormai ex tossici della Comunità Incontro.
Alcuni dei difensori hanno chiesto al giudice che vengano disposte delle deposizioni per chiarire le modalità di realizzazione delle intercettazioni telefoniche alla base delle accuse, in particolare nei confronti dei collaboratori di don Gelmini che, con la madre di uno degli accusatori, devono rispondere di avere intralciato le indagini.
Nessuno degli imputati è presente in aula. Presente invece Michele Iacobbe, uno dei giovani che - secondo l'accusa - sarebbe stato molestato dal sacerdote.

Ultim'ora:
È stata accolta dal gup di Terni la richiesta delle difese di don Pierino Gelmini e degli altri tre imputati di sentire alcuni testimoni sulle modalità di registrazione delle intercettazioni telefoniche agli atti dell'inchiesta.
L'udienza è stata quindi rinviata al 15 luglio prossimo. Saranno sentiti due funzionari della squadra mobile di Terni, un consulente delle difese ed un rappresentante della ditta che ha noleggiato le apparecchiature per la registrazioni dei colloqui telefonici.

Il Gup Pierluigi Panariello ha comunque rinviato a giudizio don Gelmini., che era assente e che è attualmente nella sede della Comunità di Amelia, dove domani incontrerà il sottosegretario Carlo Giovanardi e i parlamentari umbri del Pdl per affrontare il problema del "dilagare della droga in Umbria".

sabato 24 maggio 2008

Sand Donato: educatore chiede rito abbreviato. Avrebbe abusato di due bambini di 10 e 11 anni

Pedofilia: educatore di San Donato chiede rito abbreviato
L’uomo avrebbe abusato di due bambini di 10 e 11 anni. Disposta per il 30 maggio la perizia neuropsichiatrica per i due minori


MILANO (FloRu) - Ha chiesto di poter essere giudicato con il rito abbreviato F.G., l'educatore professionale di 32 anni accusato di pedofilia nei confronti di due bambini di 10 e 11 anni ospitati nel Centro di Aiuto del Bambino Maltrattato e alla Famiglia in crisi (Caf) di San Donato Milanese. Il suo difensore, l'avvocato Beatrice Saldarini, ha infatti depositato una consulenza che stabilisce la totale inattendibilità delle presunte, piccole vittime sulla base della Statement Validity Analysis (Sva). Per questo motivo il giudice per l'udienza preliminare Mariolina Panasiti ha disposto a sua volta una perizia per rispondere allo stesso quesito. L'incarico sarà conferito a un neuropsichiatra infantile il prossimo 30 maggio. Per quella data il gup scioglierà inoltre la riserva sull'istanza presentata dall'accusa, sostenuta in udienza dal pubblico ministero Stefano Civardi, di sospendere i termini di custodia cautelare in attesa dell'esito della perizia.
L'imputato che era stato arrestato lo scorso dicembre con le accuse di violenza sessuale e violenza privata, si trova attualmente agli arresti domiciliari. Nella causa anche il Comune di San Donato Milanese che si è costituito parte civile e le famiglie dei bambini.
In base a quanto ricostruito dal pubblico ministero Antonio Sangermano, titolare dell'inchiesta, l'educatore costringeva i bambini all'epoca affidati al centro di Aiuto su disposizione dell'autorità giudiziaria, a subire atti sessuali sotto la minaccia di un coltello, a vedere fotografie e filmati pornografici e a farsi a loro volta riprendere con una telecamera mentre si facevano la doccia o mentre si cambiavano. Un comportamento, quello dell'educatore, che secondo quanto ha scritto il pm nella richiesta avrebbe causato ai bimbi "rilevanti sofferenze fisiche e psicologiche", interferendo "nei processi evolutivi dei minori in maniera tale da poterne pregiudicarne il lineare sviluppo". F. G. risulta anche indagato nell'ambito di un'inchiesta per pedopornografia online condotta dalla Procura di Siracusa.

19.5.2008 ifatti.com

sabato 3 maggio 2008

Processo Alessandro Riva: Gullotta tra i difensori del critico d'arte

(ANSA). Processo Riva

(OMNIMILANO) Milano, 22 apr -. A margine dell'udienza
l'avvocato Guglielmo Gulotta, uno dei difensori del critico ex
collaboratore dell'assessorato comunale alla Cultura, si è detti
"soddisfatto perché è risultato il tessuto di chiacchiere tra i
bambini e le mamme che è un bene che ci sia, ma è anche normale
che possa alterare ricordi".

A quanto si apprende oggi, le presunte, piccole vittime sentite
dagli inquirenti nel corso dell'inchiesta hanno fatto più volte
riferimento al corso "Parole non dette" che hanno seguito a
scuola. Un corso ideato per fornire ai bambini gli strumenti per
difendersi dalla pedofilia. Ebbene, per i difensori "nel corso
delle prossime udienze" si dovrà vedere "come questo corso anti
abuso si colloca nella vicenda". In particolare l'avvocato
Gulotta ha voluto sottolineare che per quanto lo riguarda questa
è una "storia che si trascina come una palla di neve". Ha poi
riferito di "qualche attimo di tensione" in udienza perché "noi
della difesa ci siamo opposti a che la polizia potesse parlare
al processo dei comportamenti non verbali dei bambini sentiti
durante le indagini a causa di possibili ambiguità". Il giudice
però ha accolto la richiesta del pm Laura Amato, che ha
liquidato la questione dei comportamenti non verbali definendoli
"elementi oggettivi".

martedì 15 aprile 2008

Yemen,tribunale annulla matrimonio tra bambina 8 anni e 30enne

Yemen,tribunale annulla matrimonio tra bambina 8 anni e 30enne
martedì, 15 aprile 2008

SANAA (Reuters) - Un tribunale dello Yemen ha annullato oggi il matrimonio combinato avvenuto tra una di una bambina di otto anni e un trentenne, perché la piccola sposa non ha ancora raggiunto la pubertà.

La corte ha condannato la famiglia della bambina al pagamento di 250 dollari in risarcimento all’ex marito.

La bambina, hanno detto l’avvocato della piccola e l’attivista per i diritti umani Shatha Nasser, si era presentata pochi giorni fa in tribunale per intentare la causa di divorzio e denunciare gli abusi fisici subiti dal marito, accusandolo di averla costretta ad avere “rapporti sessuali con lui dopo averla picchiata”.

Il risarcimento all’ex marito è stato pagato da un volontario che ha assistito al processo, ha detto l’avvocato, senza specificare però i motivi per i quali tale risarcimento sia stato ordinato.

Nei paesi arabi che osservano le tradizioni tribali, il matrimonio tra giovani ragazze e uomini maturi è una pratica molto diffusa, ma in genere le bambine non vengono date in spose prima di aver raggiunto la pubertà.

Tali matrimoni combinati sono talvolta determinati dalle difficili condizioni economiche delle famiglie in Yemen, uno dei paesi non-africani più poveri al mondo.

sabato 5 aprile 2008

PEDOFILIA - TEXAS Setta di mormoni poligami

Accuse a setta di mormoni poligami. Affidate ai servizi sociali 52 bambine
La setta segue gli insegnamenti di Warren Jeffes, "profeta" 50enne condannato nel novembre scorso a dieci anni di carcere per aver costretto un'adolescente a sposare un cugino appena maggiorenne. Sono in corso indagini per verificare se siano stati commessi reati di pedofilia.


La polizia ed i servizi sociali texani hanno compiuto un raid in un ranch in Texas della setta di Warren Jeffs, leader di un gruppo mormone che pratica la poligamia ora in prigione, per prelevare 52 bambine, tra i 6 mesi ed i 17 anni.

L'azione è scattata a seguito dell'inchiesta su abusi sessuali ai danni di una ragazza di 16 anni. Ma secondo i portavoce del Child protective service, sono state individuate altre vittime di abusi: "ci sono prove di abusi che sono stati compiuti o che erano imminenti, non è sicuro per questi minorenni rimanere nel ranch" hanno dichiarato.


Nell'operazione, che è durata tutta la notte dopo che la polizia ha chiuso tutte le vie d'accesso al ranch che si trova in una zona isolata nei pressi di Eldorado, nel Texas occidentale, è stato arrestato un uomo di 50 anni che ha avuto un figlio con una ragazza di 16 anni.



Jeffs, 52enne 'profeta' della setta che ha oltre 10mila adepti, è stato condannato a 10 anni di prigione nello Utah per complicità in violenza sessuale, per aver costretto una ragazza di 14 anni a sposare il cugino di 19. Ora l'uomo dovrà essere processato anche in Arizona, per complicità in incesto e violenze sessuali su minori.