sabato 30 gennaio 2010

Liam Cabriele McCarty: il bambino si presenta da solo in una caserma romana

Minori: bimbo conteso, Liam e' stato ritrovato
Tribunale dei minori decide affidamento bimbo a zio materno
29 gennaio, 20:06

(ANSA) - ROMA, 29 GEN - Liam, il bimbo di otto anni conteso dai due genitori, padre americano e madre italiana, e' stato ritrovato nel pomeriggio a Roma. Era stato nascosto dalla madre che ora e' detenuta in carcere a Rebibbia. Il bimbo ora e' negli uffici della Questura di Roma dove lo zio materno sta andando a prenderlo. Secondo una decisione del Tribunale dei Minori di Roma il bimbo dovra' vivere presso lo zio materno.

La madre di Liam e' stata arrestata ieri per sequestro del bambino, in esecuzione di un ordine di estradizione da parte degli Usa. Il suo avvocato contesta la decisione del Tribunale dei minori di Roma che ha stabilito di affidare il bambino allo zio materno. Tra i due fratelli, infatti, c'e' un forte conflitto, tanto che il bimbo non vede lo zio da quattro anni.

Quindi per lui e' un estraneo. 'Fortunatamente - aggiunge il difensore di Antonelli - il tribunale dei minori ha compreso che la madre non puo' essere allontanata dal bambino, come al contrario il precedente provvedimento aveva disposto. Cosi' come ha compreso che rimettere il bimbo in casa famiglia sarebbe devastante.

venerdì 29 gennaio 2010

Liam Gabriele McCarty: arrestata la madre

IL CASO DI LIAM
Bimbo conteso, arrestata mamma
L'avvocato della donna: «Ci rivolgiamo al governo italiano e confidiamo nella magistratura»

NOTIZIE CORRELATE
La mamma di Liam pronta a riportare il figlio nella casa famiglia
Il giudice: «Aiutateci a ritrovare Liam»
Il sito «Save Liam»
ROMA - Arrestata per sottrazione di minore la mamma del bambino conteso con l’ex marito americano. La donna, Manuela Antonelli, è stata raggiunta da un mandato di estradizione emesso dal giudice del distretto di New York, e posta sotto custodia cautelare. Al momento si trova negli uffici della Questura di Roma. Della vicenda, nei mesi scorsi, si erano occupati i maggiori organi di informazione d’oltreoceano. Servizi sulla questione erano andati in onda sulla Cbs News e sulla Fox News. Il bambino conteso tra Stati Uniti e Italia si chiama Liam.

AFFIDATO AL PADRE E PORTATO VIA DALLA MADRE - La storia è iniziata circa due anni e mezzo fa, quando un tribunale di New York decise di affidare la custodia del bambino al padre, Mike Mcharty. La madre, Manuela, non condividendone la sentenza prese la decisione di lasciare l’America alla volta dell’Italia, portando via con sè anche il piccolo. Del caso si è occupato anche l’Fbi, che ha spiccato un mandato d’arresto per la donna e ha deciso di aprire un’inchiesta. Oggi gli agenti di polizia sono intervenuti al termine dell’udienza davanti al giudice dei minori. «E’ un atto di vera sopraffazione e di estrema gravità quello che gli Stati uniti stanno facendo nei riguardi della mia assistita - ha detto l’avvocato Francesco Caroleo Grimaldi - Per questo ci rivolgiamo al governo italiano affinchè intervenga a tutela di una madre disperata e di un bambino maltrattato e confidiamo nella magistratura, che dovrà ora esaminare gli atti dell’estradizione, alla quale noi ci opponiamo con forza». Il bambino non si sa dove sia anche perché la mamma non lo ha rilevato. (Fonte Apcom)

venerdì 22 gennaio 2010

Rignano Flaminio: nuova indagata per gli abusi sui bambini dell'asilo Olga Rovere



Nuova indagata per i presunti abusi di Rignano Flaminio
Un altro fascicolo e una nuova indagata per i presunti abusi nella scuola Olga Rovere di Rignano Flaminio. E’ il settimanale Panorama a rivelare l’esistenza di un’inchiesta sulle violenze di gruppo subite da bambini di 4 anni. Accertamenti che non riguardano le tre maestre, la bidella e l’autore Tv finiti davanti al gip con l’accusa più orribile. Per Panorama il fascicolo contro ignoti, affidato al pm di Tivoli Maria Domenica Perna, sarebbe un ”clone” di quello principale, che ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio per e maestre Marisa Pucci, Silvana Magalotti e Patrizia Del Meglio e per la bidella Cristina Lunerti. In realtà sul registro degli indagati c’è già un altro nome. Una donna dell’est, che ha vissuto vicino a Rignano per molti anni. L’ipotesi è sempre la stessa: violenza sessuale nei confronti di minorenni e sequestro di persona. La donna viveva in una villa della frazione di Montelarco. Dove oggi campeggia un cartello ”casa è sotto sequestro per accertamenti urgenti”. Comincia tutto lo scorso autunno, quando un bambino riconosce quella casa, all’epoca in vendita. I genitori si rivolgono ai carabinieri. E viene aperto il fascicolo. Il pm decide di portare nella villa le altre piccole presunte vittime degli abusi. Cominciano i sopralluoghi e in quattro riconoscono la casa, le stanze, la scena delle terribili violenze denunciate ai carabinieri dai genitori. I luoghi corrisponderebbero anche alla descrizione del ”castello”, più volte citato dai bambini della scuola Olga Rovere in sede incidente probatorio, nel corso degli incontri con un pool di esperti. Partono gli accertamenti sull’immobile, il proprietario della casa dimostra agli inquirenti di non saperne nulla: per anni, la villa è stata affittata a quella donna dell’est che viveva lì con la figlia.
Il nome della signora viene iscritto sul registro degli indagati. Poco prima di Natale, i carabinieri perquisiscono la casa, il pm incarica il Ris di cercare tracce biologiche dei bambini. I militari sequestrano anche alcuni giocattoli. Oggetti che sarebbero incompatibili con l’età della figlia della signora, già maggiorenne. L’esame degli esperti è ancora in corso. La perizia dovrebbe arrivare sulla scrivania del magistrato per la fine di febbraio. Le tracce biologiche saranno confrontate con il Dna prelevato ai bambini durante la prima indagine. Un accertamento che nell’inchiesta principale a carico dei cinque imputati non ha portato a nulla. La donna intanto avrebbe già lasciato l’Italia e sarebbe tornata nel suo Paese.
Per Antonio Cardamone, difensore di parte civile insieme a Franco Merlino, gli accertamenti sono solo all’inizio: «Bisogna ancora chiarire molti aspetti – dice – in particolare il collegamento con gli imputati, perché, se gli abusi sono avvenuti in orario scolastico, è evidente la connessione di questa nuova indagine con il processo principale. D’Altra parte che qualcosa o qualcuno fosse rimasto fuori dall’inchiesta è un dato certo, emerso dalle testimonianze dei bambini e dai riscontri eseguiti successivamente». di Valentina Errante Il Messaggero

sabato 16 gennaio 2010

Liam Gabriele McCarty - Video raccontano la sua storia




Pedofilia - Nuova udienza per il caso di abusi all'asilo Olga Rovere di Rignano Flaminio



Rignano, l'autore tv - "Contro di noi il nulla"
Hanno preso la parola per smontare, per l'ennesima volta, il castello di accuse formulate dalla procura di Tivoli nei loro confronti nella vicenda dell'asilo di Rignano. L'autore tv Gianfranco Scancarello e la moglie, maestra, Patrizia Del Meglio, sono comparsi davanti al gup Pierluigi Balestrieri per dichiararsi estranei ai fatti e vittime di "una situazione irreale"

La scuola di Rignano Hanno dichiarato di essere innocenti, rendendo dichiarazioni spontanee davanti al gup, due degli imputati nell'inchiesta su presunti abusi che sarebbero stati compiuti ai danni di bambini della scuola materna "Olga Rovere" di Rignano Flaminio. Affermazioni, rese nel corso dell'udienza preliminare a Tivoli davanti al gup Pierluigi Balestrieri da due degli imputati: i coniugi Gianfranco Scancarello, autore televisivo, e Patrizia Del Meglio, maestra, che si sono presentati in tribunale accompagnati da due body-guard. Una scelta nata in relazione a quanto avvenuto la scorsa udienza, quando al loro arrivo ci furono momenti di tensione con i genitori dei bambini che avrebbero subito gli abusi. "Siamo qui per gridare con chiarezza: noi siamo innocenti. Ci chiediamo quindi perché siamo qui a fronte del nulla assoluto raccolto a carico mio e di mia moglie".

Così, stando a quanto si è appreso, Scancarello che, nel corso delle sue dichiarazioni spontanee, ha ricostruito il suo "incubo processuale": "Ci siamo dovuti trasferire a Roma - ha detto - La Rai mi ha revocato ogni incarico professionale e la nostra figlia più piccola ha subito uno choc psichico da cui solo adesso comincia a riprendersi. Non abbiamo nulla da nascondere, non abbiamo mai fatto male a nessuno e confidiamo nella capacità del giudice di distinguere il vero dal falso, il verosimile dall'assurdo e riconoscere l'innocenza di chi dovrà giudicare, soprattutto quando essa, come nel nostro caso, è del tutto conclamata". "Potrebbe essere un classico errore di persona il mio coinvolgimento nell' inchiesta". Così la Del Meglio che ha poi aggiunto: "Di Patrizia ce ne erano altre sia dentro la scuola sia fuori. Tra queste anche la madre di uno dei bambini denuncianti e la nonna di un altro. C'è un errore di persona. Io sono stata identificata per mezzo di una videocassetta della prima comunione di mia figlia". La parola è quindi passata ai legali di parte civile per le loro arringhe che si concluderanno la prossima udienza già fissata per venerdì prossimo. Al termine dell'udienza preliminare il gup dovrà pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudizio formulata dal pm Marco Mansi nei confronti dei cinque imputati.


Si tratta in particolare delle maestre Marisa Pucci, Silvana Magalotti, Patrizia Del Meglio e del marito di quest'ultima, il produttore televisivo, Gianfranco Scancarello, nonché della bidella Cristina Lunerti. Per quest'ultima la procura aveva chiesto l'archiviazione ma il gip Elvira Tamburelli ha respinto tale istanza, disponendo l'imputazione coatta nei suoi confronti. Sono finite invece in archivio le posizioni della maestra Assunta Pisani e del benzinaio cingalese Kelum Weramuni De Silva. Atti osceni, maltrattamenti in famiglia, sottrazione di persona incapace, sequestro di persona, violenza sessuale aggravata, atti sessuali con minorenne, corruzione di minorenne, violenza sessuale di gruppo, atti contrari alla pubblica decenza. Questi i reati contestati agli imputati a seconda delle singole posizioni processuali.
(15 gennaio 2010) Repubblica.it

venerdì 8 gennaio 2010

Violenza sessuale nel bagno della scuola


Aggredita nel bagno della scuola a 16 anni
Fermato un ragazzino straniero. Dai primi accertamenti,
la violenza sarebbe stato consumata


È accusato di violenza sessuale su una ragazzina straniera di 16 anni un giovane - anch’egli straniero e minorenne - fermato dai carabinieri. L’ episodio è avvenuto nel tardo pomeriggio di ieri nei bagni di una scuola media cittadina, un istituto nel quartiere fieristico dove nel pomeriggio si svolgono lezioni per ragazzi immigrati.

IL BIDELLO - A dare l’allarme, poco prima delle 18, è stato uno dei bidelli, che aveva sentito le grida di aiuto della studentessa provenire dai bagni. Poco dopo l’ha vista scappare seminuda, inseguita da un coetaneo, anche lui mezzo svestito. L’aggressore è riuscito a dileguarsi, ma nella fuga ha perso qualcosa, alcuni indumenti e forse il telefonino. Elementi che, insieme alle descrizioni fornite dai testimoni, hanno permesso ai carabinieri di stringere il cerchio sul presunto responsabile dello stupro, che nel giro di poche ore è stato individuato. Al momento non è stato precisato se si tratti di un alunno dello stesso istituto. La ragazza è stata soccorsa da un’ambulanza del 118 e trasportata all’ospedale Maggiore, dove è stato avviato il protocollo sanitario previsto per chi subisce abusi sessuali. Dai primi accertamenti, la violenza sarebbe stata consumata. La posizione del ragazzo fermato è ora al vaglio della procura per i Minori.


08 gennaio 2010 Corriere della Sera

martedì 5 gennaio 2010

Don Luciano Massaferro arrestato per abusi sessuali su una ragazzina




Alassio: parroco in carcere in attesa dell'interrogatorio

E' detenuto presso il carcere di Chiavari don Luciano Massaffero, 44 anni, il parroco di San Vincenzo e di San Giovanni di Alassio, arrestato dalla polizia per violenza sessuale su una bimba di undici anni. Da pochi mesi il prete era stato nominato dal vescovo Oliveri responsabile dell’ufficio scolastico della Diocesi. L’ordine di custodia cautelare in carcere, richiesto dal sostituto procuratore Alessandra Coccoli, è stato eseguito ieri mattina dalla squadra mobile e dal commissariato di polizia di Alassio. Gli agenti hanno anche perquisito (con esito negativo) la sua abitazione e gli uffici delle sue parrocchie. Domani sarà ascoltato dal giudice per l’interrogatorio di garanzia.
Sarebbe stata la relazione di una psicologa del Gaslini, che un paio di mesi fa ha incontrato in ospedale Genova la piccola su richiesta della madre, a far scattare l’inchiesta.

Savona: e-mail di un lettore sul caso Massaferro

Riceviamo e pubblichiamo l'e-mail di un lettore sul caso di Don Luciano Massaferro:

"Gent.mo Direttore buonasera.

Ho letto adesso il Vostro articolo sulla "serata di preghiera straordinaria" per i Sacerdoti e - ma guarda un po' che caso - per don Luciano Massaferro. Che bella solidarietà.....

Pregare per quella bambina, perchè superi indenne certi traumi no, eh.... pregare per il Magistrato che sta indagando su un caso così delicato, perchè venga fuori la verità senza ombra di dubbio no, eh....Sono lontano dalla Chiesa ormai da molto tempo; e credo che queste cose allontanino sempre più gente, non solo dalla Chiesa, ma dalla fede stessa. E' come se passasse l'equazione "Dio permette queste cose da parte dei Suoi Sacerdoti = Dio è di fatto complice." Oppure "I Vescovi non prendono provvedimenti = sono tutti così". Sarebbe ingiusto e fuorviante. Ma a volte viene da pensarlo.

Non dico che non sia giusto manifestare la propria incredulità di fronte a certe accuse; personalmente sono convinto che una persona sia innocente sino a sentenza definitiva, e ci mancherebbe altro. Ma se anche fossi assolutamente certo dell'innocenza di quella persona sono altrettanto convinto che non ne prenderei le difese (a meno di non avere prove certe), perchè il Magistrato deve fare serenamente e fino in fondo il proprio lavoro.

Soprattutto facciamo in modo che non si scambino i ruoli tra chi è vittima di un reato e chi lo compie... chi difende pubblicamente con tanta "convizione di innocenza" don Luciano Massaferro forse - fortunatamente - non è mai stato a contatto con una vittima di un tale reato, non ha mai veramente avuto un "contatto ravvicinato" con le famiglie di chi ha subito tali traumi.
Se questi signori soltanto avessero provato a stare a contatto con le vittime di violenza sessuale, molto probabilmente si sarebbero astenuti da quelle pubbliche esternazioni almeno sino alla sentenza. Per la serenità di tutti. Potevano dimostrare la propria solidarietà a quel Sacerdote ad esempio scrivendogli in privato, andando a trovarlo in carcere; scrivere sui giornali - in questi casi - serve solo a far rumore e polvere.

Se poi don Luciano Massaferro sarà ritenuto innocente dal Giudice, sarò il primo - se lui lo vorrà - a stargli vicino ed a dimostrargli fattivamente la mia solidarietà per aver subito un'ingiusta calunnia. Anche se non sono "uomo di Chiesa".
Per il momento mi auguro - ed auguro a tutte le parti in causa - che la verità arrivi in fretta, per tutti.

Mi consenta di aggiungere che la Vostra informazione è sempre stata imparziale e lo è stata anche in questa occasione, malgrado l'estrema difficoltà intrinseca a queste vicende. Siete davvero degli ottimi professionisti.

Mi perdoni lo "sfogo", è solo la piccola opinione di un uomo qualunque; piuttosto mi permetta di complimentarmi ancora con Lei ed i Suoi collaboratori per l'ottimo - e difficile - lavoro che state facendo per un servizio di informazione efficiente e corretto.

Distinti saluti


Moreno Masante
Sanremo

.

Lunedì 04 Gennaio 2010 ore 17:05


Alassio: Ac diocesana "certi dell'innocenza di don Luciano"

Ha aspettato qualche giorno l’Azione Cattolica diocesana per intervenire sulla vicenda dell’arresto di Don Luciano Massaferro. Per prudenza rispetto alle indagini che ancora sarebbero in corso. Poi dopo l’adorazione di ieri sera per i sacerdoti, a cui tanti laici del vicariato di Alassio hanno partecipato, il Presidente diocesano dell’AC, Angelo Ricci, ha sciolto le riserve e a Savonanews.it ha confidato quanto gli educatori della Parrocchia di San Vincenzo e San Giovanni, circa una dozzina, siano molto sconcertati e non si diano pace per l’accaduto. “I giovani non capiscono per come conoscono personalmente Don Luciano – ha dichiarato Angelo Ricci - e sono sicuri che al sacerdote non si possa attribuire un reato simile. Hanno però fiducia che la verità verrà a galla, si augurano, nel più breve tempo possibile”.
“Innanzitutto ci vuole rispetto- si legge nella nota rilasciata dalla presidenza dell’AC diocesana- Rispetto per la persona. Per la vita dei ragazzi che devono poter crescere in un ambiente sano e il più possibile sereno, dove l'incontro con le altre persone sia esperienza di crescita umana e spirituale, e non minaccia o peggio violazione della propria persona. La pedofilia è un male che va condannato senza condizioni e combattuto con decisione”.
“Ci vuole rispetto – prosegue la nota - per chi, come don Luciano, si trova al centro di vicende giudiziarie. Noi conosciamo don Luciano come persona molto generosa, disponibile, dedita con convinzione alla sua missione di prete, capace di edificare un ambiente dove la gioia e l'entusiasmo dell'incontro con il Signore che viene non sono vuote parole, ma vissuto quotidiano. Siamo vicini alla persona di don Luciano nella preghiera e nell'affetto, fiduciosi che l'accertamento della verità dimostri la sua estraneità ad una vicenda talmente esecrabile.
“Ci vuole rispetto per il lavoro di chi svolge la propria attività con coscienza e professionalità: i magistrati che si stanno occupando del caso, con fiducia nel loro impegno e con la speranza che si possa acclarare la verità in tempi brevi; i giornalisti che con onestà intellettuale informano avendo verificato le notizie che trasmettono, non cedendo a preconcetti o a facili sensazionalismi. In un tempo in cui siamo abituati al qui ed ora, dove siamo portati a ritenere essenziale solo il presente, anche noi vorremmo che tutto fosse già chiarito. Coltiviamo la pazienza dell'attesa nella preghiera perché il Signore conforti chi soffre, aiuti a rimarginare le ferite di chi è stato violato nella propria dignità e illumini le menti di tutti”. Conclude la presidenza dell’Azione cattolica diocesana.

Martedì 05 Gennaio 2010 ore 15:53 http://www.savonanews.it

Abusi su di un bambino di appena due anni - Madre e convivente in carcere

(AGI) - Palermo, 5 gen. - Convalidato l'arresto di una coppia di Terrasini (Palermo) bloccata ieri con l'accusa di violenza sessuale ai danni del figlioletto di due anni e mezzo della donna. Il gip Antonella Consiglio ha confermato il provvedimento eseguito dai carabinieri su richiesta del sostituto procuratore Sara Micucci, disponendo per i due la custodia in carcere. I militari dell'Arma avevano ammanettato per l'orribile delitto un 39enne pluripregiudicato per stupefacenti e una 27enne incensurata. Vittima il figlio avuto dalla donna in una precedente relazione. Sono proseguiti gli approfondimenti sulla dinamica dei fatti, anche con l'ausilio della Sezione Investigazioni scientifiche e di due carabinieri donna, esperti nel settore dei crimini ai danni di donne e bambini. Dei fatti era stata sin da subito informata anche la procura per i Minori a tutela del bambino coinvolto e degli altri due figli minori della donna, tutti affidati ai nonni materni. (AGI) Mrg

lunedì 28 dicembre 2009

Abusi sessuali sugli alunni del doposcuola.


Abusi sessuali sugli alunni del doposcuola, i coniugi arrestati davanti al giudice
La coppia, 70 anni lui e 65 lei, incastrata dai racconti delle piccole vittime. Una decina i casi accertati .


LECCE - Sarà interrogata oggi, lunedì 28 dicembre, in carcere dal gip del Tribunale di Lecce Ercole Aprile la coppia di conviventi arrestata dai carabinieri la vigilia di Natale a Martano, un piccolo centro del Salento con l’accusa di aver abusato di alcuni minorenni, sia maschietti che femminucce, di scuole elementari e medie ai quali impartiva lezioni private. Secondo l’accusa, sostenuta dal pm della Procura della Repubblica di Lecce Angela Rotondano, le vittime sarebbero state una decina e gli episodi si sarebbero verificati nell’istituto, comunque estraneo alla vicenda, concesso alla coppia per le lezioni.

LA VICENDA - L’uomo, settantenne, che avrebbe dovuto fare da bidello e in passato era finito sotto inchiesta per episodi analoghi quando lavorava in Sicilia, avrebbe violentato i minorenni o in altri casi li avrebbe palpeggiati o costretti a denudarsi. La donna, maestra in pensione di 65 anni, avrebbe assistito al tutto senza far nulla per impedire le violenze. Nel corso delle indagini gli investigatori hanno sentito non solo le presunte vittime ma anche gli altri studenti che frequentavano il doposcuola privato. Le audizioni sono state fatte nel Centro di prevenzione abuso e maltrattamento minori (Cepam) della Asl di Lecce; i ragazzi avrebbero confermato gli abusi. Per questo motivo già da diverse settimane i genitori dei piccoli studenti avevano ritirato i loro figli dal doposcuola, mentre le famiglie erano state supportate da assistenti sociali e psicologi per far superare ai piccoli la terribile esperienza.

L'INDAGINE - L’inchiesta della Procura è stata avviata a fine agosto scorso, quando è giunta la prima denuncia da parte dei genitori di un bambino. Questi, ascoltando in casa un Tg televisivo e sentendo parlare di abusi sessuali nei confronti di altri bambini, aveva confessato alla sorella maggiore che qualcosa di simile accadeva anche a lui. Così l’inchiesta si è allargata e alla fine si è scoperto che le vittime degli abusi sarebbero state una decina. Nel piccolo centro salentino le voci su qualcosa di strano e terribile che accadeva in quell’istituto durante le lezioni di doposcuola privato si sono diffuse in breve tempo. Ai primi di dicembre si era saputo che la coppia di conviventi era iscritta nel registro degli indagati della Procura di Lecce. I racconti dei bimbi e dei ragazzini che frequentavano il doposcuola hanno fatto sì che nei confronti della coppia scattasse il provvedimento di arresto.

R. W.
28 dicembre 2009

martedì 22 dicembre 2009

Liam Gabriele McCarty - "Nuoce al bambino la diffusione della foto"

(DIRE) Roma, 19 dic. - Il pm Eleonora Fini, che ha disposto la diffusione della foto del piccolo Liam Gabriele McCarty, portato via dalla madre dalla casa famiglia dove era in custodia a Roma, "sta facendo una drammatizzazione inutile della situazione, che fa male al bambino, lo mette a rischio e non ne rispetta i diritti". È quanto afferma Andrea Coffari, avvocato della madre di Liam (che al momento si e' resa irreperibile) e presidente nazionale del Movimento per l'Infanzia. "Il 18 novembre- riassume l'avvocato- il Tribunale dei minori aveva preso una decisione scellerata: mandare il bambino in casa famiglia senza consentire alla madre di vederlo. Una decisione talmente sbagliata che subito dopo e' cambiato il collegio giudicante. Al nuovo collegio abbiamo chiesto di rivedere l'ordinanza, che e' provvisiora.

I giudici hanno dato tempo fino al 4 gennaio per presentare le memorie, poi ci sara' la decisione finale. La mamma si e' resa disponibile ad andare in casa famiglia con il bambino, siamo prossimi alla soluzione- continua accorato l'avvocato- diffondere la foto di Liam significa solo drammatizzare una situazione gia' delicata, mettere a rischio il bimbo e la mamma". La donna, comunque, nel frattempo si e' resa irreperibile, portando con se' il bambino: di fatto sta violando l'ordinanza dei giudici, e' nell'illegalita'. "Ma lo ha fatto per paura- assicura l'avvocato- capita in molti casi che, in attesa della decisione finale del Tribunale, un genitore faccia resistenza e si renda irreperibile". "La mia assistita- prosegue l'avvocato Coffari- aggiunge per stato di necessita', in base all'articolo 54 del codice penale. Lo stato di necessita' e' un'esimente". L'avvocato dice, poi:"Avevo scongiurato il pm di non diffondere la foto, non era mai capitato in Italia un caso del genere, stanno trattando il bambino come carne da macello, si mette in grave difficolta' la mamma e in pericolo il bimbo". Coffari non lo dice chiaramente ma la paura e' che scatti la caccia alla strega, che parta la gara alla segnalazione del bimbo. "Puo' succedere di tutto- chiude il legale- comunque resta la mia fiducia nei confronti del Tribunale dei minori che si esprimera' a gennaio". (21 DICEMBRE 2009 Ami/ Dire)

Nonno abusa della nipote. Condannato.

Nonno condannato a 4 anni di carcere per abusi sulla nipotina 12enne.



ROMA (21 dicembre) – Ogni fine settimana subiva abusi dal nonno. E' stata la ragazzina, che oggi ha 12 anni, a confidarsi con le insegnanti a scuola. La preside dell'istituto ha convocato la madre della 12enne per raccontarle quanto stava accadendo e la donna ha subito denunciato l'uomo, che nel luglio scorso fu arrestato su ordine del pm Vincenzo Barba. Oggi l'uomo, Giulio M., 55 anni, è stato condannato a 4 anni e 8 mesi di reclusione dal giudice dell'udienza preliminare Luigi Fiasconaro, che non gli ha concesso alcuna attenuante. A sostenere l'accusa è stato Vincenzo Barba.

L'uomo non sarebbe stato nuovo ad attenzioni particolari nei confronti di donne che non fossero la moglie. La mamma della 12enne infatti riferì agli inquirenti che quando era fidanzata con il figlio dell'imputato, questi aveva cercato di toccarla e baciarla. Alle professoresse la 12enne raccontò che le violenze avvenivano dall'estate precedente e che il nonno si era raccomandato di non dire nulla a nessuno altrimenti «sarebbe successo un casino» e lei non avrebbe più potuto vedere il padre. I genitori della ragazzina sono infatti separati da undici anni e lei è affidata alla madre, trascorrendo spesso i fine settimana con il padre e i nonni paterni. La dodicenne riferì che gli abusi, palpeggiamenti ma non solo, si verificavano già da un anno ogni volta che andava a dormire dal padre, quando il nonno approfittava dei momenti in cui restava solo con la nipote perché il padre e la nonna uscivano di casa.

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=85058&sez=HOME_ROMA

Un padre abusa della figlia di 6 anni. Arrestato.

Pescara, presunti abusi sulla figlia: arrestato
Avrebbe abusato della filglia di soli sei anni. Gli abusi sarebbero cominciati dopo la separazione dalla moglie. L'indagine è partita da una segnalazione dei servizi sociali ai quali si era rivolta la madre della bambina, preoccupata per alcuni suoi comportamenti strani
Un padre cinquantenne separato è stato arrestato a Pescara dai carabinieri per atti sessuali nei confronti della figlia di sei anni. L'arresto è stato disposto dalla magistratura nell'ambito di un'indagine avviata su segnalazione dei servizi sociali ai quali si era rivolta la madre della bambina, preoccupata per alcuni suoi comportamenti strani.

Secondo quanto emerso dalle indagini, i fatti sarebbero accaduti nell'ultimo anno durante gli incontri concessi al padre con la figlia, dopo la separazione coniugale. I cambiamenti d'umore della bambina hanno indotto la madre a chiedere aiuto alle assistenti sociali le quali dai disegni e dai racconti della minore hanno rilevato probabili abusi sessuali. Il materiale è stato sottoposto all'attenzione di diversi specialisti che sono pervenuti alle stesse conclusioni.
(21 dicembre 2009)

http://ilcentro.gelocal.it/dettaglio/pescara-presunti-abusi-sulla-figlia:-arrestato/1810823

lunedì 21 dicembre 2009

Liam Gabriele McCarty "ricercato" - "wanted". Quando la Legge smentisce se stessa

IL BAMBINO CONTESO
«Il pm sbaglia. La madre riporterà Liam»
Parla l’avvocato Girolamo Andrea Coffari difensore della mamma del bimbo di 8 anni affidato alla casa famiglia.
ROMA – «La mamma di Liam è pronta a riportare il figlio nella casa famiglia, ma è sconcertante la decisione del pm Eleonora Fini di consentire la pubblicazione della foto e delle generalità del bimbo. L’appello della polizia poi è una sorta di assurdo ‘wanted’». Così l’avvocato Girolamo Andrea Coffari, avvocato della madre del bimbo italo- americano di 8 anni scomparso da alcune settimane, interviene nella vicenda del piccolo Liam Gabriele McCarty, che il Tribunale dei minori aveva affidato il 18 novembre scorso a una casa famiglia dove però non è mai arrivato.
«Domani denunceremo al Csm e al ministro della Giustizia il giudice Iannello e il presidente del Tribunale dei minorenni Melita Cavallo - aggiunge il legale, che è anche presidente nazionale del Movimento per l’infanzia – . Il 18 novembre Liam fu sentito dai giudici e urlò loro che non voleva vedere il padre. Ci hanno detto che il bambino era stato manipolato, ma noi abbiamo accettato che il padre (denunciato dall’ex moglie per abusi sul figlio e poi prosciolto il Italia) possa vederlo nel l’ambito di un percorso terapeutico».
In attesa che il bimbo venga riconsegnato dalla madre, ricercata negli Usa dall’Fbi, la battaglia legale ricomincerà il 4 gennaio prossimo. «Depositeremo una nostra memoria davanti a un altro collegio del Tribunale dei minori e sarà il giudice a decidere la sorte del bambino». Sugli ultimi sviluppi della vicenda le polemiche non mancano. La presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia, Alessandra Mussolini, ha annunciato che solleciterà «la task force della Farnesina che si occupa di bambini contesi. Diffondere foto di persone scomparse è ormai una metodologia d’indagine diffusa». Corrado Alvaro, garante regionale per la tutela dei minori, chiede invece di «evitare un trauma in più a un innocente».

venerdì 4 dicembre 2009

Liam Gabriele McCarty fugge con sua madre

Venerdì 04 Dicembre 2009 di MARIDA LOMBARDO PIJOLA
ROMA – Sogni, progetti, futuro, niente più. E gli occhi di Leo che la guardano con l’aspettativa integrale dei bambini, e quel ditino che lui le punta addosso: «Non è che mi consegni, mamma? Restiamo sempre insieme, vero? Giura!». Leone, otto anni, è convinto che l’uomo nero sia alle porte, per portarlo via. Un po’ ha paura, «però non tantissimo: mi salva la mia mamma». E’ questo il mestiere delle mamme, no? Perciò nascondersi ancora, come ladri. Due settimane. La vita sospesa. Niente scuola. Soldi finiti. «Poveri ma insieme», ride Leo. Quanto può durare? E’ disperata, Manuela, ma sorride, dissimula, annuisce. Al parco, per vedere un’amica, i due fuggiaschi braccati dopo un decreto che dispone il collocamento di Leo in casa famiglia senza rapporti con la madre, (effetto di una feroce contesa col padre americano), divagano nell’ordinario gioco delle parti. Fammi giocare a biliardino, (ora vediamo), e giurami che a casa mi lasci al Nintendo (prima i compiti), e voglio i biscotti, il succo, la pizzetta, (non esagerare, ti fa male), e guarda il cane, se avremo una casa me lo prendi?
Due sguardi simmetrici si frugano, le labbra virano in un sorriso speculare. Sogni. Sintonie. Una casa, «io e mamma e basta – spiega Leo all’amica – e non c’entrano mio padre, gli assistenti sociali, i giudici, i carabinieri, e tutti quelli che promettono e poi non fanno niente, e vogliono farmi vedere “quello” anche se io piango fortissimo, e gli racconto le cose che mi ha fatto non mi credono, e dicono che era un brutto sogno. A me mi hanno stufato tutti, sai? Io voglio vivere normale con mia mamma, che vado a scuola mia, e vedo gli amici, e sto tranquillo, e nessuno mi prende per portarmi via. Io non sono un pacco». Un torrente. Radioso. Sorriso permanente. Il cronista lo guarda senza mai parlargli, è troppo piccolo per le interviste, e poi manca il permesso del tutore. Eccoli qua, i fuggiaschi, due gocce d’acqua, il sole che fa sbrilluccicare due chiome ricciolute d’oro e quattro pupille di cristallo, chiare come le idee di Leo: «Hanno scritto “rapito”, ma che sono matti? Questa qui è la mia mamma. Le ho chiesto di salvarmi, sennò mi portavano via. Un po’ severa, mia mamma, però neanche tanto. Adesso, per esempio, non mi vuol prendere “Star Wars” per via dei pugni, anche se è della Lego, figurati. Però mi fa un sacco di coccole. Sai che le coccole, se te le danno da piccolo, poi da grande le ridai?». Infatti: le salta sulle ginocchia, le braccia attorno al collo, le sussurra qualcosa, ride, corre via. Sembra sereno, miracolato da un’energia interiore che seleziona i dati, scartando il terrore come un brutto gioco inventato dai cattivi.
Chissà cos’ha capito, Leo, dell’incubo che intrappola la sua vita da quattro anni. Accusa il suo papà di abusi sessuali. Lui accusa la madre di manipolarlo. Nel dubbio, a entrambi viene sospesa la patria potestà. Leo in casa famiglia. Periti e magistrati divisi sulla sua attendibilità. Infine il padre prosciolto, il bimbo dai nonni materni. Incontri protetti con suo padre. Lui lo respinge, urlando. Attraverso la sua psicologa, chiede con un disegnino di vedere i magistrati, per spiegare perché non vuol vederlo. Quando se lo trova davanti a sorpresa in un’aula di Tribunale, viene travolto dal pianto dalla rabbia dal terrore. I magistrati dispongono che interrompa ogni rapporto con sua madre: sospettano che sia lei a condizionarlo. E allora casa famiglia, nuovamente. «C’è stato cinque mesi. Com’era ridotto…». Leo la interrompe: «Zitta, racconto io». Guarda l’amica di famiglia: «Sai che non mi facevano andare alle feste di scuola mia, e neanche più Aikido? Poi c’erano dei ragazzi grandi che mi davano i pugni e i calci e uno mi diceva ti apro col coltello, e mi hanno chiuso in una fogna che io urlavo e piangevo e per scappare mi sono tutto graffiato. E poi certe altre cose brutte..insomma.. Ma tanto mia mamma non mi ci fa andare questa volta. Vero?». Lei lotta con le lacrime, guardando il cielo. «Abbiamo aspettato per tre giorni che venissero a prenderlo. Mi sono presentata due volte dai carabinieri. Ho detto prendetelo, se è giusto, eccolo qui. Mi hanno detto di tornarmene a casa. Intanto Leo era atterrito, non mangiava, piangeva, si chiudeva a chiave, mi implorava portami via, scappiamo». E infine lei lo ha fatto. E ora si aggira come una nomade tra mille posti, mille dubbi, mille paure. «Non pensa che sarebbe giusto consegnarlo?». «Come faccio, ne morirebbe, si sentirebbe tradito anche da me».
Un bimbo strattonato tra sua madre e la legge. Luigi Cancrini, neuropsichiatra, direttore del Centro aiuto al bimbo maltrattato del Comune, che ha in cura Leo da due anni, è allarmatissimo. «Ha con sua madre un rapporto profondissimo, strapparlo a lei con un provvedimento così brutale lo distruggerebbe. Ho appena espresso tutta la mia preoccupazione in una lettera al presidente del Tribunale per i Minori». Leo è sull’orlo di un baratro. Bisogna ricucire la trama slabbrata del suo sistema di certezze, della sua fiducia negli adulti. «Ora mi fido di mamma e dei miei amici. Gaia no. Mi ha detto che con me non ci gioca perché non ho un papà. Ho detto che mia mamma vale per due. Per cento. Non come gli altri grandi, che vogliono separare i bambini dalle madri. Sembrano scemi, certe volte». Incrocia lo sguardo di sua madre. «Va beeene, scemi no. Cretini. Ok?».