martedì 27 maggio 2008
Pedofilia: condanne di 21 anni alla "banda degli orchi" del Salento
Una scure pesantissima sulla testa della presunta “banda degli orchi”. I giudici della prima sezione penale del Tribunale di Lecce, (presidente Silvio Piccino, a latere Sergio Tosi e fabrizio Malagnino), dopo una travagliata camera di consiglio protrattasi fino a tarda sera, hanno inflitto pene esemplari per il padre, la madre ed un loro amico accusati di aver violentato, fatto prostituire con dieci conoscenti e percosse, le proprie figlie di nove e dieci anni per otto lunghi anni, in un paesino del Sud Salento. Il padre el’amico di famiglia sono stati condannati al massimo della pena per i reati contestati dalla pubblica accusa: 21 anni a testa. Diciotto invece alla madre. Ha resistito l’impianto accusatorio del pm Maria Cristina Rizzo che, nella sua dura requisitoria, si era fermata a 40 anni di carcere. I giudici invece hanno alzato la quota, interpretando la materia giuridica con una lettura rigida. Sono state pattuite anche le cifre sulle provvisionali destinate alle tre figlie, 70, 50 e 20 mila euro, difese dal legale Viola Messa. Affidate legalmente all’avvocato Anna Grazia Maraschio, sono ancora oggi sottoposte ad un programma di recupero. I titoli di reato rimangono gli stessi. Il padre risponde di violenza sessuale, favoreggiamento alla prostituzione e maltrattamenti in famiglia. La madre di omissione colposa: non avrebbe impedito o quantomeno cercato di impedire che le figlie diventassero “merce di scambio” e che venissero continuamente violentate dal marito. Ventuno anni anche all’amico di famiglia. Ha retto l’accusa di violenza sessuale. Le indagini dei carabinieri della compagnia di Cesarano fecero emergere come per un certo periodo l’uomo fosse stato l’amante della madre, abusando delle ragazzine con il consenso del padre. I militari della compagnia sud salentina, il 21 settembre 2006, alzarono il velo su una storia raccapricciante che sconvolse una piccola comunità del Salento Sud Occidentale. Un padre di famiglia non avrebbe avuto alcuna titubanza nel vendere il corpo delle sue figliolette per racimolare soldi per comprare bevande alcoliche e sigarette e per pagare i debiti di gioco e convincere in tal modo i creditori a finirla con i pestaggi nei suoi confronti. I legali degli imputati, D’Ippolito e Garza, hanno fatto sapere di coler trascinare il processo in Appello. Abbiamo voluto sottacere luoghi e nomi della squallida vicenda per una libera scelta. Nel nostro piccolo, in questo modo, cerchiamo di tutelare la privacy degli imputati accusati di reati pesantissimi e preservare l’anonimato di giovanissimi che a 16 e 17 anni devono faticosamente costruirsi un futuro e reintegrarsi, senza strascichi, nella vita civile. Francesco Oliva (lecceprima.it) 26.maggio.2008
sabato 24 maggio 2008
Pedofilia: 20 anni all'allenatore giovanile
PEDOFILIA: 20 ANNI AD ALLENATORE DI CALCIO GIOVANILE
(AGI) - Roma, 23 mag. - Nuova, pesantissima, condanna per Fausto Cusano, il 40enne allenatore di calcio giovanile, da tempo detenuto a Rebibbia per scontare 10 anni di reclusione (erano stati 13 in primo grado) per una violenza sessuale, consumata e tentata, ai danni di un ragazzino di origine francese e per aver prodotto e detenuto materiale pedopornografico. Dopo una lunga camera di consiglio, i giudici della quarta sezione penale del tribunale di Roma hanno condannato l'imputato ad altri venti anni di carcere per aver abusato di una decina di suoi allievi (italiani e rom) della scuola calcio. Il collegio, presieduto da Stefano Meschini, ha assolto l'imputato da un caso di violenza e da due episodi di tentata violenza perche' il fatto non sussiste. Cusano, che ha preferito attendere la sentenza rimanendo in cella, e' stato condannato anche all'interdizione in perpetuo dai pubblici uffici e all'interdizione legale per la durata della pena.
Dovra' risarcire i danni, da liquidarsi in separata sede, a nove parti civili mentre dovra' versare una provvisionale per complessivi 70mila euro alle famiglie di cinque minori. La procura di Roma aveva chiesto una condanna a 18 anni.
Amareggiato l'avvocato Giacomo Marini che si e' detto "sorpreso dalla severita' della pena inflitta, tenuto conto delle risultanze processuali e di quanto richiesto dal pm. Una volta lette le motivazioni, faremo appello".
Pedofilia: australiano in carcere
Pedofilia: australiano in carcere
Per ex ministro quasi 14 anni di reclusione
(ANSA) - SYDNEY, 21 MAG - Condannato a quasi 14 anni di carcere per reati di pedofilia e droga l'ex ministro per gli affari aborigeni del Nuovo Galles del Sud. Milton Orkopoulos, 50 anni, ha compiuto i reati tra il 1995 e il 2006. Secondo il giudice, l'uomo 'preparava' ragazzi minorenni con droghe e alcool per poi costringerli ad atti sessuali. Orkopoulos ha usato la sua posizione di autorita' per conquistare la fiducia delle sue vittime e ha introdotto almeno uno dei minorenni all'eroina(FOTO ARCHIVIO).
21 Mag 18:29 ANSA.IT
Per ex ministro quasi 14 anni di reclusione
(ANSA) - SYDNEY, 21 MAG - Condannato a quasi 14 anni di carcere per reati di pedofilia e droga l'ex ministro per gli affari aborigeni del Nuovo Galles del Sud. Milton Orkopoulos, 50 anni, ha compiuto i reati tra il 1995 e il 2006. Secondo il giudice, l'uomo 'preparava' ragazzi minorenni con droghe e alcool per poi costringerli ad atti sessuali. Orkopoulos ha usato la sua posizione di autorita' per conquistare la fiducia delle sue vittime e ha introdotto almeno uno dei minorenni all'eroina(FOTO ARCHIVIO).
21 Mag 18:29 ANSA.IT
Sand Donato: educatore chiede rito abbreviato. Avrebbe abusato di due bambini di 10 e 11 anni
Pedofilia: educatore di San Donato chiede rito abbreviato
L’uomo avrebbe abusato di due bambini di 10 e 11 anni. Disposta per il 30 maggio la perizia neuropsichiatrica per i due minori
MILANO (FloRu) - Ha chiesto di poter essere giudicato con il rito abbreviato F.G., l'educatore professionale di 32 anni accusato di pedofilia nei confronti di due bambini di 10 e 11 anni ospitati nel Centro di Aiuto del Bambino Maltrattato e alla Famiglia in crisi (Caf) di San Donato Milanese. Il suo difensore, l'avvocato Beatrice Saldarini, ha infatti depositato una consulenza che stabilisce la totale inattendibilità delle presunte, piccole vittime sulla base della Statement Validity Analysis (Sva). Per questo motivo il giudice per l'udienza preliminare Mariolina Panasiti ha disposto a sua volta una perizia per rispondere allo stesso quesito. L'incarico sarà conferito a un neuropsichiatra infantile il prossimo 30 maggio. Per quella data il gup scioglierà inoltre la riserva sull'istanza presentata dall'accusa, sostenuta in udienza dal pubblico ministero Stefano Civardi, di sospendere i termini di custodia cautelare in attesa dell'esito della perizia.
L'imputato che era stato arrestato lo scorso dicembre con le accuse di violenza sessuale e violenza privata, si trova attualmente agli arresti domiciliari. Nella causa anche il Comune di San Donato Milanese che si è costituito parte civile e le famiglie dei bambini.
In base a quanto ricostruito dal pubblico ministero Antonio Sangermano, titolare dell'inchiesta, l'educatore costringeva i bambini all'epoca affidati al centro di Aiuto su disposizione dell'autorità giudiziaria, a subire atti sessuali sotto la minaccia di un coltello, a vedere fotografie e filmati pornografici e a farsi a loro volta riprendere con una telecamera mentre si facevano la doccia o mentre si cambiavano. Un comportamento, quello dell'educatore, che secondo quanto ha scritto il pm nella richiesta avrebbe causato ai bimbi "rilevanti sofferenze fisiche e psicologiche", interferendo "nei processi evolutivi dei minori in maniera tale da poterne pregiudicarne il lineare sviluppo". F. G. risulta anche indagato nell'ambito di un'inchiesta per pedopornografia online condotta dalla Procura di Siracusa.
19.5.2008 ifatti.com
L’uomo avrebbe abusato di due bambini di 10 e 11 anni. Disposta per il 30 maggio la perizia neuropsichiatrica per i due minori
MILANO (FloRu) - Ha chiesto di poter essere giudicato con il rito abbreviato F.G., l'educatore professionale di 32 anni accusato di pedofilia nei confronti di due bambini di 10 e 11 anni ospitati nel Centro di Aiuto del Bambino Maltrattato e alla Famiglia in crisi (Caf) di San Donato Milanese. Il suo difensore, l'avvocato Beatrice Saldarini, ha infatti depositato una consulenza che stabilisce la totale inattendibilità delle presunte, piccole vittime sulla base della Statement Validity Analysis (Sva). Per questo motivo il giudice per l'udienza preliminare Mariolina Panasiti ha disposto a sua volta una perizia per rispondere allo stesso quesito. L'incarico sarà conferito a un neuropsichiatra infantile il prossimo 30 maggio. Per quella data il gup scioglierà inoltre la riserva sull'istanza presentata dall'accusa, sostenuta in udienza dal pubblico ministero Stefano Civardi, di sospendere i termini di custodia cautelare in attesa dell'esito della perizia.
L'imputato che era stato arrestato lo scorso dicembre con le accuse di violenza sessuale e violenza privata, si trova attualmente agli arresti domiciliari. Nella causa anche il Comune di San Donato Milanese che si è costituito parte civile e le famiglie dei bambini.
In base a quanto ricostruito dal pubblico ministero Antonio Sangermano, titolare dell'inchiesta, l'educatore costringeva i bambini all'epoca affidati al centro di Aiuto su disposizione dell'autorità giudiziaria, a subire atti sessuali sotto la minaccia di un coltello, a vedere fotografie e filmati pornografici e a farsi a loro volta riprendere con una telecamera mentre si facevano la doccia o mentre si cambiavano. Un comportamento, quello dell'educatore, che secondo quanto ha scritto il pm nella richiesta avrebbe causato ai bimbi "rilevanti sofferenze fisiche e psicologiche", interferendo "nei processi evolutivi dei minori in maniera tale da poterne pregiudicarne il lineare sviluppo". F. G. risulta anche indagato nell'ambito di un'inchiesta per pedopornografia online condotta dalla Procura di Siracusa.
19.5.2008 ifatti.com
Insegnante della Val di Magra rinviato a giudizio per pedofilia
Insegnante rinviato a giudizio: su di lui pesa l'infamante accusa di pedofilia
Grande clamore intorno alla notizia
Grande attenzione oggi in tutta la Val di Magra, dopo la notizia del rinvio a giudizio per pedofilia di un insegnante di scuola media 49enne della zona, accusato di avere avuto particolari attenzioni nei confronti dei suoi allievi.
La polizia ha raccolto almeno cinque testimonianze “pesanti” da parte di altrettanti ragazzi, che hanno raccontato dei palpeggiamenti da parte del loro insegnante-accompagnatore, durante la recente vacanza in settimana bianca, ma anche all’interno dell’aula di scuola. Altre prove raccolte dagli inquirenti ed illustrate dalla PM Raffaella Concas, un invito per il fine settimana fatto ad un allievo per SMS, una foto scattata con il cellulare con un altro allievo in braccio al professore, e l’accesso a siti internet proibiti dal proprio computer.
23/05/2008 10.23.24 cittadellaspezia.com
Grande clamore intorno alla notizia
Grande attenzione oggi in tutta la Val di Magra, dopo la notizia del rinvio a giudizio per pedofilia di un insegnante di scuola media 49enne della zona, accusato di avere avuto particolari attenzioni nei confronti dei suoi allievi.
La polizia ha raccolto almeno cinque testimonianze “pesanti” da parte di altrettanti ragazzi, che hanno raccontato dei palpeggiamenti da parte del loro insegnante-accompagnatore, durante la recente vacanza in settimana bianca, ma anche all’interno dell’aula di scuola. Altre prove raccolte dagli inquirenti ed illustrate dalla PM Raffaella Concas, un invito per il fine settimana fatto ad un allievo per SMS, una foto scattata con il cellulare con un altro allievo in braccio al professore, e l’accesso a siti internet proibiti dal proprio computer.
23/05/2008 10.23.24 cittadellaspezia.com
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martedì 6 maggio 2008
Pedofilo Kuwait: condannato a morte
Un pedofilo egiziano e’ stato condannato a morte dalle autorita’ del Kuwait.
Jihad al-Saadi, 27 anni, e’ accusato di aver violentato 17 bambini a Hawalli, zona periferica residenziale a 12 chilometri della capitale Kuwait City. Il tribunale, che giudica l’imputato caso per caso, ha inflitto allo stupratore tre condanne a morte e un ergastolo. (Agr)
Jihad al-Saadi, 27 anni, e’ accusato di aver violentato 17 bambini a Hawalli, zona periferica residenziale a 12 chilometri della capitale Kuwait City. Il tribunale, che giudica l’imputato caso per caso, ha inflitto allo stupratore tre condanne a morte e un ergastolo. (Agr)
Appello Interpol: pedofilo ricercato!!
L’Interpol diffonde le foto del pedofilo -Online 800 scatti di lui con bambini
L’uomo, oltre ad aver diffuso su internet materiale fotografico pedo-pornografico, avrebbe anche abusato di tre bambini asiatici di età compresa fra i 6 e i 10 anni. Sulla rete sarebbero state ritrovate centinaia di immagini, circa 800, nelle quali l’uomo abusa sessualmente di minori.
Fonte Quotidiano Net
Lione, 6 maggio 2008 - Per la seconda volta in sette anni, l’Interpol ha lanciato un avviso di ricerca internazionale sul suo sito internet per identificare e ritrovare un presunto pedofilo. L’uomo, oltre ad aver diffuso su internet materiale fotografico pedo-pornografico, avrebbe anche abusato di tre bambini di origine asiatica di età compresa fra i 6 e i 10 anni.
L’organizzazione internazionale di polizia criminale, che ha sede a Lione, ha diffuso sei fotografie dell’uomo, di razza bianca, capelli grigi e occhiali, sul suo sito internet. La foto potrebbe non essere molto recente, avvisa l’Interpol, poichè la gran parte delle immagini risale al periodo tra il 2000 e il 2001.
“E’ un uomo bianco di una certa età, tra i 50 e i 70 anni. Non abbiamo alcuna idea di dove si trovi, nè di quale sia il suo paese d’origine, anche se probabilmente viene da un paese occidentale, Nordamerica, Europa o Australia”, ha dichiarato il responsabile del reparto di protezione dell’infanzia, Yves Rolland. Sulla rete sarebbero state ritrovate centinaia di immagini, circa 800, nelle quali l’uomo abusa sessualmente di minori.
L’Interpol invita “tutte le persone in possesso di informazioni su quest’uomo e sul suo luogo di soggiorno” a contattare l’Ufficio centrale nazionale dell’Interpol, anche tramite internet (www.interpol.int). Secondo Robert Noble, segretario generale di Interpol, il ricercato “rappresenta un pericolo reale per i bambini”.
Questo stesso sistema via internet utilizzato dall’Interpol aveva portato nell’ottobre scorso al successo dell’operazione “Vico”, con l’arresto di un pedofilo in Thailandia, un canadese di 32 anni.
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sabato 3 maggio 2008
Processo Alessandro Riva: Gullotta tra i difensori del critico d'arte
(ANSA). Processo Riva
(OMNIMILANO) Milano, 22 apr -. A margine dell'udienza
l'avvocato Guglielmo Gulotta, uno dei difensori del critico ex
collaboratore dell'assessorato comunale alla Cultura, si è detti
"soddisfatto perché è risultato il tessuto di chiacchiere tra i
bambini e le mamme che è un bene che ci sia, ma è anche normale
che possa alterare ricordi".
A quanto si apprende oggi, le presunte, piccole vittime sentite
dagli inquirenti nel corso dell'inchiesta hanno fatto più volte
riferimento al corso "Parole non dette" che hanno seguito a
scuola. Un corso ideato per fornire ai bambini gli strumenti per
difendersi dalla pedofilia. Ebbene, per i difensori "nel corso
delle prossime udienze" si dovrà vedere "come questo corso anti
abuso si colloca nella vicenda". In particolare l'avvocato
Gulotta ha voluto sottolineare che per quanto lo riguarda questa
è una "storia che si trascina come una palla di neve". Ha poi
riferito di "qualche attimo di tensione" in udienza perché "noi
della difesa ci siamo opposti a che la polizia potesse parlare
al processo dei comportamenti non verbali dei bambini sentiti
durante le indagini a causa di possibili ambiguità". Il giudice
però ha accolto la richiesta del pm Laura Amato, che ha
liquidato la questione dei comportamenti non verbali definendoli
"elementi oggettivi".
(OMNIMILANO) Milano, 22 apr -. A margine dell'udienza
l'avvocato Guglielmo Gulotta, uno dei difensori del critico ex
collaboratore dell'assessorato comunale alla Cultura, si è detti
"soddisfatto perché è risultato il tessuto di chiacchiere tra i
bambini e le mamme che è un bene che ci sia, ma è anche normale
che possa alterare ricordi".
A quanto si apprende oggi, le presunte, piccole vittime sentite
dagli inquirenti nel corso dell'inchiesta hanno fatto più volte
riferimento al corso "Parole non dette" che hanno seguito a
scuola. Un corso ideato per fornire ai bambini gli strumenti per
difendersi dalla pedofilia. Ebbene, per i difensori "nel corso
delle prossime udienze" si dovrà vedere "come questo corso anti
abuso si colloca nella vicenda". In particolare l'avvocato
Gulotta ha voluto sottolineare che per quanto lo riguarda questa
è una "storia che si trascina come una palla di neve". Ha poi
riferito di "qualche attimo di tensione" in udienza perché "noi
della difesa ci siamo opposti a che la polizia potesse parlare
al processo dei comportamenti non verbali dei bambini sentiti
durante le indagini a causa di possibili ambiguità". Il giudice
però ha accolto la richiesta del pm Laura Amato, che ha
liquidato la questione dei comportamenti non verbali definendoli
"elementi oggettivi".
venerdì 25 aprile 2008
Treviso: violenza su bambina di 10anni. Sulle tracce del pedofilo!
Treviso, 25 apr. (Apcom) - Una bambina di dieci anni, di Santa Lucia di Piave, in provincia di Treviso è stata violentata ieri sera nel parco pubblico dove andava a giocare, a pochi metri da casa,. E’ stata proprio la bimba a confessare la violenza subita. Tornata a casa la bambina aveva detto alla madre di avvertire forti dolori all’addome. In serata i genitori l’hanno portata al Pronto Soccorso di Conegliano, dove i sanitari hanno effettivamente constatato che la piccola aveva avuto un rapporto sessuale completo anche se non presentava segni esterni di violenza.
Quando la bambina, durante la visita, ha raccontato di essere stata violentata al parco giochi da uno straniero, sono scattate immediatamente le ricerche. Malgrado la ricostruzione della bambina sia confusa, le indagini hanno imboccato subito la pista della comunità dei nordafricani. In caserma sono stati sentiti due nordafricani per violazione della Bossi-Fini, ma a loro carico non sono emersi elementi che possano essere collegati allo stupro della bambina e i due sono stati rilasciati.
Gli inquirenti mantengono il massimo riserbo sulle indagini. I Carabinieri starebbero stringendo il cerchio attorno al violentatore, potrebbe essere questione di ore.
Quando la bambina, durante la visita, ha raccontato di essere stata violentata al parco giochi da uno straniero, sono scattate immediatamente le ricerche. Malgrado la ricostruzione della bambina sia confusa, le indagini hanno imboccato subito la pista della comunità dei nordafricani. In caserma sono stati sentiti due nordafricani per violazione della Bossi-Fini, ma a loro carico non sono emersi elementi che possano essere collegati allo stupro della bambina e i due sono stati rilasciati.
Gli inquirenti mantengono il massimo riserbo sulle indagini. I Carabinieri starebbero stringendo il cerchio attorno al violentatore, potrebbe essere questione di ore.
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PEDOFILIA
Pedofilia: il PC in riparazione fa scoprire un archivio pedopornografico di un 48enne di Bologna.
Pedofilia: il PC in riparazione fa scoprire un archivio pedopornografico di un 48enne di Bologna.
Fonte: Il Resto del Carlino 22-4-2008
ARRESTATO 48ENNE A BOLOGNA
Porta il computer a riparare, scoperto archivio pedopornografico
Migliaia di foto con protagonisti adolescenti ma anche bimbi tra i due e i cinque anni. Non è stata accertata la cessione del materiale per questo motivo il Gip ha convalidato l’arresto disponendo però la scarcerazione con obbligo di firma per l’uomo.
BOLOGNA, 22 APRILE 2008 - E’ stato ‘tradito’ dalla sua sbatataggine e dal tecnico dei computer al quale si era rivolto per riparare l’apparecchio. E’ infatti stato smascherato dall’incaricato del lavoro che, mentre operava sull’hard disc si è trovato di fronte a immagini pedopornografiche. Nel computer, infatti il 48enne arrestato aveva creato un vero e proprio archivio digitale di migliaia di fotografie e filmati con protagonisti non solo adolescenti, ma pure tanti bambini tra i due e i cinque anni.
Il riparatore ha segnalato il fatto alla Polizia Postale e delle Comunicazioni di Bologna che, anche dopo una perquisizione domiciliare in cui e’ stato trovato altro materiale di quel tipo, su decisione del Pm Giuseppe Di Giorgio ha arrestato un uomo di 48 anni del capoluogo emiliano, tecnico elettronico che opera nel settore artistico.
Il Gip Alberto Gamberini ha convalidato l’arresto, disposto la scarcerazione a applicato la misura cautelare dell’obbligo di firma. Non sono emersi, comunque, elementi che facciano pensare alla cessione del materiale da parte dell’uomo ad altre persone.
La Sezione Specializzata della Polizia per il Contrasto alla Pedopornografia on-line era sulle tracce dell’uomo anche nel contesto di controlli di routine della rete internet.
Il Pm Di Giorgio, che ha coordinato l’accertamento da cui e’ scaturito uno dei rari casi di arresto in flagranza per questo tipo di reato, fa parte del pool di Magistrati della Procura di Bologna che si occupa di pornografia minorile on-line e che con la nuova legge ha competenza su tutta la regione Emilia-Romagna per questo tipo di reati. La nuova legge prevede pero’ che i Gip competenti siano quelli delle varie citta’ della Regione e questo - e’ stato fatto notare - crea qualche problema alla speditezza delle indagini, soprattutto quando ci sono da fare richieste al Gip, come ad esempio le autorizzazioni alle intercettazioni.
Fonte: Il Resto del Carlino 22-4-2008
ARRESTATO 48ENNE A BOLOGNA
Porta il computer a riparare, scoperto archivio pedopornografico
Migliaia di foto con protagonisti adolescenti ma anche bimbi tra i due e i cinque anni. Non è stata accertata la cessione del materiale per questo motivo il Gip ha convalidato l’arresto disponendo però la scarcerazione con obbligo di firma per l’uomo.
BOLOGNA, 22 APRILE 2008 - E’ stato ‘tradito’ dalla sua sbatataggine e dal tecnico dei computer al quale si era rivolto per riparare l’apparecchio. E’ infatti stato smascherato dall’incaricato del lavoro che, mentre operava sull’hard disc si è trovato di fronte a immagini pedopornografiche. Nel computer, infatti il 48enne arrestato aveva creato un vero e proprio archivio digitale di migliaia di fotografie e filmati con protagonisti non solo adolescenti, ma pure tanti bambini tra i due e i cinque anni.
Il riparatore ha segnalato il fatto alla Polizia Postale e delle Comunicazioni di Bologna che, anche dopo una perquisizione domiciliare in cui e’ stato trovato altro materiale di quel tipo, su decisione del Pm Giuseppe Di Giorgio ha arrestato un uomo di 48 anni del capoluogo emiliano, tecnico elettronico che opera nel settore artistico.
Il Gip Alberto Gamberini ha convalidato l’arresto, disposto la scarcerazione a applicato la misura cautelare dell’obbligo di firma. Non sono emersi, comunque, elementi che facciano pensare alla cessione del materiale da parte dell’uomo ad altre persone.
La Sezione Specializzata della Polizia per il Contrasto alla Pedopornografia on-line era sulle tracce dell’uomo anche nel contesto di controlli di routine della rete internet.
Il Pm Di Giorgio, che ha coordinato l’accertamento da cui e’ scaturito uno dei rari casi di arresto in flagranza per questo tipo di reato, fa parte del pool di Magistrati della Procura di Bologna che si occupa di pornografia minorile on-line e che con la nuova legge ha competenza su tutta la regione Emilia-Romagna per questo tipo di reati. La nuova legge prevede pero’ che i Gip competenti siano quelli delle varie citta’ della Regione e questo - e’ stato fatto notare - crea qualche problema alla speditezza delle indagini, soprattutto quando ci sono da fare richieste al Gip, come ad esempio le autorizzazioni alle intercettazioni.
Sergio Marzola - Condanna a 10 anni di carcere per pedofilia
Fonte: RaiNews24 - Ferrara | 23 aprile 2008
Condanna a 10 anni di carcere per pedofilia
Sul caso ha indagato la polizia postale Sergio Marzola, 43 anni, e’ stato condannato dal gup a 10 anni di carcere con giudizio abbreviato. La confessione dell’uomo, arrestato un anno e mezzo fa, diede il via a una vasta inchieste europea sulla pedofilia via internet con sviluppi anche in Usa. Il condannato, di professione webmaster, dovra’ pagare 60.000 euro come pena accessoria e rifondere i danni materiali, per ora fissati a 50.000 euro di provvisionale, a due bimbe belghe e alla loro mamma, che abitano a Bruges e si sono costituite parte civile.
L’inchiesta partita da un video
L’inchiesta che si e’ chiusa con la condanna di Sergio Marzola parte da molto lontano. Tutto comincio’ in Australia, nella primavera 2006, quando la polizia intercetto’ un filmato di due bambine di 13 e 14 anni ritratte in atteggiamenti sessuali: le due ragazzine parlavano un dialetto fiammingo, e cosi’ la polizia australiana invio’ quelle immagini in Olanda per approfondire le indagini, ma sbagliando, perche’ in realta’ la lingua parlata era un fiammingo belga e non olandese. Si individuo’ cosi’ che le bambine erano di Bruges, e che erano state riprese nel video mentre avevano rapporti sessuali con il loro padre: l’uomo ammise che a girare quei video, rimbalzati in tutto il mondo, era stato il ferrarese Sergio Marzola.
Un altro caso a Belluno
Un insegnante in pensione di 63 anni residente a Feltre (Belluno) e’ stato arrestato dalla polizia postale per una vicenda di pedofilia on line. L’uomo - finito in carcere una decina di giorni fa ed ora agli arresti domiciliari - avrebbe scambiato foto e materiale pedopornografico via internet con dei ragazzini. Secondo quanto riferiscono le cronache locali dei quotidiani bellunesi, l’ex insegnante si spacciava per giovanissimo nel chat in internet. Stabiliti i contatti con i ragazzini proponeva lo scambio di immagini e filmati. Sulla vicenda - fatta emergere dai genitori di un bambino - gli investigatori hanno posto il massimo riserbo per tutelare i minori, mentre accertamenti sul computer dell’uomo sono tutt’ora in corso per risalire al numero e tipo di contatti stabiliti.
Messaggio di Napolitano nella giornata dei bambini vittime della
violenza
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato un messaggio in occasione della “Giornata dei bambini vittime della violenza”, organizzata dall’associazione Meter fondata da don Fortunato Di Noto, giunta quest’anno alla dodicesima edizione. Nel testo, secondo un comunicato di don Di Noto, il capo dello Stato rileva che alla “incisiva azione condotta dalle Forze di Polizia, attraverso l’utilizzo sistematico di tecnologie informatiche, va affiancata una piu’ stretta sinergia tra soggetti pubblici e privati che operano per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di abuso che destano sentimenti di ripugnanza”.
Condanna a 10 anni di carcere per pedofilia
Sul caso ha indagato la polizia postale Sergio Marzola, 43 anni, e’ stato condannato dal gup a 10 anni di carcere con giudizio abbreviato. La confessione dell’uomo, arrestato un anno e mezzo fa, diede il via a una vasta inchieste europea sulla pedofilia via internet con sviluppi anche in Usa. Il condannato, di professione webmaster, dovra’ pagare 60.000 euro come pena accessoria e rifondere i danni materiali, per ora fissati a 50.000 euro di provvisionale, a due bimbe belghe e alla loro mamma, che abitano a Bruges e si sono costituite parte civile.
L’inchiesta partita da un video
L’inchiesta che si e’ chiusa con la condanna di Sergio Marzola parte da molto lontano. Tutto comincio’ in Australia, nella primavera 2006, quando la polizia intercetto’ un filmato di due bambine di 13 e 14 anni ritratte in atteggiamenti sessuali: le due ragazzine parlavano un dialetto fiammingo, e cosi’ la polizia australiana invio’ quelle immagini in Olanda per approfondire le indagini, ma sbagliando, perche’ in realta’ la lingua parlata era un fiammingo belga e non olandese. Si individuo’ cosi’ che le bambine erano di Bruges, e che erano state riprese nel video mentre avevano rapporti sessuali con il loro padre: l’uomo ammise che a girare quei video, rimbalzati in tutto il mondo, era stato il ferrarese Sergio Marzola.
Un altro caso a Belluno
Un insegnante in pensione di 63 anni residente a Feltre (Belluno) e’ stato arrestato dalla polizia postale per una vicenda di pedofilia on line. L’uomo - finito in carcere una decina di giorni fa ed ora agli arresti domiciliari - avrebbe scambiato foto e materiale pedopornografico via internet con dei ragazzini. Secondo quanto riferiscono le cronache locali dei quotidiani bellunesi, l’ex insegnante si spacciava per giovanissimo nel chat in internet. Stabiliti i contatti con i ragazzini proponeva lo scambio di immagini e filmati. Sulla vicenda - fatta emergere dai genitori di un bambino - gli investigatori hanno posto il massimo riserbo per tutelare i minori, mentre accertamenti sul computer dell’uomo sono tutt’ora in corso per risalire al numero e tipo di contatti stabiliti.
Messaggio di Napolitano nella giornata dei bambini vittime della
violenza
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato un messaggio in occasione della “Giornata dei bambini vittime della violenza”, organizzata dall’associazione Meter fondata da don Fortunato Di Noto, giunta quest’anno alla dodicesima edizione. Nel testo, secondo un comunicato di don Di Noto, il capo dello Stato rileva che alla “incisiva azione condotta dalle Forze di Polizia, attraverso l’utilizzo sistematico di tecnologie informatiche, va affiancata una piu’ stretta sinergia tra soggetti pubblici e privati che operano per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di abuso che destano sentimenti di ripugnanza”.
Pedofilia: arrestato un lusernese
T Fonte: Eco del Chisone
Lunedì scorso, interrogato dal giudice, ha negato tutto
Pedofilia: arrestato un lusernese
A suo carico già un procedimento penale per reati analoghi
Ha negato tutto, sostenendo che il ragazzo si era inventato ogni cosa. Questa in estrema sintesi la conclusione dell’interrogatorio di garanzia che si è svolto lunedì mattina in Tribunale a Pinerolo davanti al giudice Alberto Giannone, che ha convalidato l’arresto.Intanto, almeno fino a quando il giudice non si pronuncerà sulla richiesta di arresti domiciliari, Dario Quaglia resta alla Felicina di Saluzzo. E il suo legale, Giulia Duò, fa sapere: «Il giudice si è riservato di decidere (per questo ha tempo 5 giorni, ndr): per ora non rilascio dichiarazioni».
Quaglia, 45enne residente a Luserna S.G. (dove è noto come organizzatore di sedicenti lotterie e tornei sportivi), sabato 19 è stato arrestato dagli uomini del maresciallo Raia in esecuzione ad un ordine di custodia cautelare in carcere firmato dal procuratore Giuseppe Amato e dal suo sostituto, Vito Destito.
A farlo finire in manette la denuncia di un giovanissimo che il presunto pedofilo avrebbe tentato di indurre alla prostituzione, offrendogli denaro in cambio di (inequivocabili) favori sessuali.
Accuse, quelle di violenza sessuale su minori, non nuove per Quaglia che nel marzo 2007, per analoghe contestazioni (e perfino con analoghe modalità di adescamento), era stato sottoposto agli arresti domiciliari dal Gip Marco Battiglia. Una misura poi revocata in attesa dell’udienza preliminare, fissata al 27 marzo davanti al giudice Luca Del Colle e poi rinviata, su richiesta del difensore che aveva optato per il rito abbreviato.
Nel frattempo, per Quaglia, nuovi guai che potrebbero farsi davvero seri, tenendo conto che ora c’è pure il rischio di recidiva.
L’episodio che l’ha portato in carcere risale proprio al 26 marzo (manco a dirlo, il giorno prima del processo che doveva celebrarsi a suo carico). Con un piccolo prologo datato 21 marzo. Quel giorno, stando a quanto denunciato ai Carabineri, Quaglia avvicina il sedicenne davanti alla Stazione ferroviaria di Pinerolo. Si qualifica come “Dario” e gli chiede se fosse interessato ad un lavoro di volantinaggio in vista delle imminenti elezioni politiche. Pattuito il compenso (25 euro al giorno), scambiati i cellulari e fissato l’appuntamento: cinque giorni più tardi davanti al bar Sport di Bibiana.
Il ragazzo si presenta, ma non da solo. Ad accompagnarlo c’è la fidanzata. Un imprevisto che suscita l’ira di “Dario” e che manda a monte l’incontro. “Dario” però non demorde e se prima lo insulta («terrone di merda, ti avevo detto di venire da solo») poi lo cerca (ripetutamente) al telefono. Il pomeriggio stesso si incontrano di nuovo e questa volta le avances sessuali si fanno esplicite. E pure il compenso viene precisato: 1.200 euro per soggiacere alle sue voglie. Tutto questo è emerso dal racconto del ragazzo che di quelle profferte, e dei relativi compensi, non vuole sentire neppure parlare.
È spaventato, anche perché avrebbe ricevuto sul cellulare minacce anonime (del tipo «ti spacco le gambe»), ma riesce comunque, anche spalleggiato dalla famiglia, a prendere una decisione coraggiosa: rivolgersi ai Carabineri di Luserna. Quegli stessi che sabato scorso hanno arrestato, in casa sua, il presunto pedofilo.
Lunedì scorso, interrogato dal giudice, ha negato tutto
Pedofilia: arrestato un lusernese
A suo carico già un procedimento penale per reati analoghi
Ha negato tutto, sostenendo che il ragazzo si era inventato ogni cosa. Questa in estrema sintesi la conclusione dell’interrogatorio di garanzia che si è svolto lunedì mattina in Tribunale a Pinerolo davanti al giudice Alberto Giannone, che ha convalidato l’arresto.Intanto, almeno fino a quando il giudice non si pronuncerà sulla richiesta di arresti domiciliari, Dario Quaglia resta alla Felicina di Saluzzo. E il suo legale, Giulia Duò, fa sapere: «Il giudice si è riservato di decidere (per questo ha tempo 5 giorni, ndr): per ora non rilascio dichiarazioni».
Quaglia, 45enne residente a Luserna S.G. (dove è noto come organizzatore di sedicenti lotterie e tornei sportivi), sabato 19 è stato arrestato dagli uomini del maresciallo Raia in esecuzione ad un ordine di custodia cautelare in carcere firmato dal procuratore Giuseppe Amato e dal suo sostituto, Vito Destito.
A farlo finire in manette la denuncia di un giovanissimo che il presunto pedofilo avrebbe tentato di indurre alla prostituzione, offrendogli denaro in cambio di (inequivocabili) favori sessuali.
Accuse, quelle di violenza sessuale su minori, non nuove per Quaglia che nel marzo 2007, per analoghe contestazioni (e perfino con analoghe modalità di adescamento), era stato sottoposto agli arresti domiciliari dal Gip Marco Battiglia. Una misura poi revocata in attesa dell’udienza preliminare, fissata al 27 marzo davanti al giudice Luca Del Colle e poi rinviata, su richiesta del difensore che aveva optato per il rito abbreviato.
Nel frattempo, per Quaglia, nuovi guai che potrebbero farsi davvero seri, tenendo conto che ora c’è pure il rischio di recidiva.
L’episodio che l’ha portato in carcere risale proprio al 26 marzo (manco a dirlo, il giorno prima del processo che doveva celebrarsi a suo carico). Con un piccolo prologo datato 21 marzo. Quel giorno, stando a quanto denunciato ai Carabineri, Quaglia avvicina il sedicenne davanti alla Stazione ferroviaria di Pinerolo. Si qualifica come “Dario” e gli chiede se fosse interessato ad un lavoro di volantinaggio in vista delle imminenti elezioni politiche. Pattuito il compenso (25 euro al giorno), scambiati i cellulari e fissato l’appuntamento: cinque giorni più tardi davanti al bar Sport di Bibiana.
Il ragazzo si presenta, ma non da solo. Ad accompagnarlo c’è la fidanzata. Un imprevisto che suscita l’ira di “Dario” e che manda a monte l’incontro. “Dario” però non demorde e se prima lo insulta («terrone di merda, ti avevo detto di venire da solo») poi lo cerca (ripetutamente) al telefono. Il pomeriggio stesso si incontrano di nuovo e questa volta le avances sessuali si fanno esplicite. E pure il compenso viene precisato: 1.200 euro per soggiacere alle sue voglie. Tutto questo è emerso dal racconto del ragazzo che di quelle profferte, e dei relativi compensi, non vuole sentire neppure parlare.
È spaventato, anche perché avrebbe ricevuto sul cellulare minacce anonime (del tipo «ti spacco le gambe»), ma riesce comunque, anche spalleggiato dalla famiglia, a prendere una decisione coraggiosa: rivolgersi ai Carabineri di Luserna. Quegli stessi che sabato scorso hanno arrestato, in casa sua, il presunto pedofilo.
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martedì 15 aprile 2008
Yemen,tribunale annulla matrimonio tra bambina 8 anni e 30enne
Yemen,tribunale annulla matrimonio tra bambina 8 anni e 30enne
martedì, 15 aprile 2008
SANAA (Reuters) - Un tribunale dello Yemen ha annullato oggi il matrimonio combinato avvenuto tra una di una bambina di otto anni e un trentenne, perché la piccola sposa non ha ancora raggiunto la pubertà.
La corte ha condannato la famiglia della bambina al pagamento di 250 dollari in risarcimento all’ex marito.
La bambina, hanno detto l’avvocato della piccola e l’attivista per i diritti umani Shatha Nasser, si era presentata pochi giorni fa in tribunale per intentare la causa di divorzio e denunciare gli abusi fisici subiti dal marito, accusandolo di averla costretta ad avere “rapporti sessuali con lui dopo averla picchiata”.
Il risarcimento all’ex marito è stato pagato da un volontario che ha assistito al processo, ha detto l’avvocato, senza specificare però i motivi per i quali tale risarcimento sia stato ordinato.
Nei paesi arabi che osservano le tradizioni tribali, il matrimonio tra giovani ragazze e uomini maturi è una pratica molto diffusa, ma in genere le bambine non vengono date in spose prima di aver raggiunto la pubertà.
Tali matrimoni combinati sono talvolta determinati dalle difficili condizioni economiche delle famiglie in Yemen, uno dei paesi non-africani più poveri al mondo.
martedì, 15 aprile 2008
SANAA (Reuters) - Un tribunale dello Yemen ha annullato oggi il matrimonio combinato avvenuto tra una di una bambina di otto anni e un trentenne, perché la piccola sposa non ha ancora raggiunto la pubertà.
La corte ha condannato la famiglia della bambina al pagamento di 250 dollari in risarcimento all’ex marito.
La bambina, hanno detto l’avvocato della piccola e l’attivista per i diritti umani Shatha Nasser, si era presentata pochi giorni fa in tribunale per intentare la causa di divorzio e denunciare gli abusi fisici subiti dal marito, accusandolo di averla costretta ad avere “rapporti sessuali con lui dopo averla picchiata”.
Il risarcimento all’ex marito è stato pagato da un volontario che ha assistito al processo, ha detto l’avvocato, senza specificare però i motivi per i quali tale risarcimento sia stato ordinato.
Nei paesi arabi che osservano le tradizioni tribali, il matrimonio tra giovani ragazze e uomini maturi è una pratica molto diffusa, ma in genere le bambine non vengono date in spose prima di aver raggiunto la pubertà.
Tali matrimoni combinati sono talvolta determinati dalle difficili condizioni economiche delle famiglie in Yemen, uno dei paesi non-africani più poveri al mondo.
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venerdì 11 aprile 2008
Elezioni 2008: Roberta Lerici Italia dei Valori
Elezioni, Roberta Lerici IDV
Elezioni, R. Lerici IDV “Con le parole del vescovo di Gravina, io chiudo la mia campagna elettorale”
DI Roberta Lerici
E’ stata un’esperienza faticosa ma bella, per me che non avevo idea di cosa volesse dire essere “candidati”. Ho conoscuto molte persone, e in tanti mi avete scritto per sostenere questa battaglia a favore dei bambini. Non so se sarete in tanti a votare per l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro che mi ha offerto questa possibilità. Ma spero che sarete in tanti ad aiutarmi a difendere i bambini comunque vadano le cose.
Vi ricordo che per votare per me, non bisogna mettere il mio nome, ma fare solo una croce sul simbolo di Di Pietro-ITALIA DEI VALORI (Trovate tutto sul volantino sul sito). Il fatto che qualcuno reputi Di Pietro solo un “giustizialista” è profondamente sbagliato. Io credo che la legalità sia l’unica strada da percorrere affinchè la politica possa riacquistare credibilità ai nostri occhi. Il concetto di legalità è ampio e abbraccia tanti aspetti della nostra vita. Se un concorso non è truccato, lo vinceranno i migliori, e saranno i migliori ad occupare posti in cui si richiede capacità. Se un primario è nominato dai politici, potrebbe non essere il migliore, e la salute dei cittadini potrebbe essere messa a repentaglio. Se un appalto è truccato, il lavoro costerà dieci volte di più e magari sarà fatto male. Questa è la legalità che dovrà impedire situazioni incredibili come quella dei rifiuti in Campania. Ma la legalità è anche non candidare persone che abbiano in corso processi o siano stati condannati. Di Pietro è stato l’unico a richiedere il certificato penale a tutti i candidati. Credo che questo sia un segnale importante da dare ai cittadini. Ho conosciuto il capo della segreteria politica di Di Pietro, Stefano Pedica, più di un anno fa, perchè mandai una mail a Di Pietro quando nessuno si interessava della situazione della scuola Olga Rovere di Rignano Flaminio, in cui una preside aveva sbattuto fuori i genitori dalla scuola ed era impossibile avere un colloquio con le maestre. Naturalmente, sono state altre istituzioni contattate a risolvere poi la situazione (l’Ufficio Scuola della Regione Lazio, il Ministro Fioroni, la Bicamerale Infanzia, ecc.), ma Stefano Pedica mi ha ricevuto subito, e ha presentato interrogazioni parlamentari, proposte di legge, ha diffuso i dossier sui casi di pedofilia nelle scuole che io avevo raccolto e di cui nessuno parlava. Hanno dimostrato, insomma, di avere a cuore la tutela dell’infanzia.
“Abbiamo cominciato questa battaglia insieme e vorrei che la continuassimo insieme”
E’ stato questo il modo in cui l’italia dei valori mi ha chiesto di candidarmi al senato. Io sono rimasta sorpresa, non me lo aspettavo.
Ho accettato dopo averci pensato qualche giorno, perchè non sapevo cosa fare. Ora sono contenta, perchè in questa campagna elettorale, sono stati davvero in pochi a parlare di tutela dei bambini in modo approfondito. Come ho già avuto modo di dire, non basta dire che si vole combattere la pedofilia o lanciare slogan di condanna. Ci vogliono programmi di prevenzione, provvedimenti specifici, di cui, nelle poche occasioni che ho avuto, ho parlato forse soltanto solo io.
La tutela dell’infanzia è un’emergenza nazionale, questo devono ricordarlo tutti, a prescindere da chi vincerà le elezioni. E forse, l’unica persona che è riuscita a fare un discorso serio sull’infanzia in questi giorni di parole lanciate alla gente come caramelle, è monsignor Paciello, vescovo di Gravina, ai funerali di Francesco e Salvatore, i fratellini.
Ed è con le sue parole che io “chiudo la mia campagna elettorale” :
“Dobbiamo amare i bambini”
“Laggiù, Francesco e Salvatore certamente hanno invocato aiuto, hanno sperato fino alla fine che qualcuno li sentisse; ma, tutti e due, e specialmente il più piccolo, Salvatore di nome, morto perché voleva essere salvatore di fatto del fratello, hanno fatto l’esperienza più dolorosa della solitudine vera, dell’abbandono senza speranza.
Vorrei raccogliere quelle grida, quelle invocazioni e da questa Cattedrale farle rimbalzare lì dove si decidono le sorti del nostro Paese e dei nostri paesi. Tanti potenziali Ciccio e Tore, cioè ragazzi che, usciti di casa corrono rischi e pericoli di cui non sono coscienti, ce ne sono stati, e ce ne saranno nelle nostre città.
Non voglio strumentalizzare la morte dei fratellini, per lanciare anatemi; ma non dobbiamo permettere che la morte di Ciccio e Tore, lasci il mondo come si trova.
Dal sito: www.bambinicoraggiosi.com
Elezioni, R. Lerici IDV “Con le parole del vescovo di Gravina, io chiudo la mia campagna elettorale”
DI Roberta Lerici
E’ stata un’esperienza faticosa ma bella, per me che non avevo idea di cosa volesse dire essere “candidati”. Ho conoscuto molte persone, e in tanti mi avete scritto per sostenere questa battaglia a favore dei bambini. Non so se sarete in tanti a votare per l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro che mi ha offerto questa possibilità. Ma spero che sarete in tanti ad aiutarmi a difendere i bambini comunque vadano le cose.
Vi ricordo che per votare per me, non bisogna mettere il mio nome, ma fare solo una croce sul simbolo di Di Pietro-ITALIA DEI VALORI (Trovate tutto sul volantino sul sito). Il fatto che qualcuno reputi Di Pietro solo un “giustizialista” è profondamente sbagliato. Io credo che la legalità sia l’unica strada da percorrere affinchè la politica possa riacquistare credibilità ai nostri occhi. Il concetto di legalità è ampio e abbraccia tanti aspetti della nostra vita. Se un concorso non è truccato, lo vinceranno i migliori, e saranno i migliori ad occupare posti in cui si richiede capacità. Se un primario è nominato dai politici, potrebbe non essere il migliore, e la salute dei cittadini potrebbe essere messa a repentaglio. Se un appalto è truccato, il lavoro costerà dieci volte di più e magari sarà fatto male. Questa è la legalità che dovrà impedire situazioni incredibili come quella dei rifiuti in Campania. Ma la legalità è anche non candidare persone che abbiano in corso processi o siano stati condannati. Di Pietro è stato l’unico a richiedere il certificato penale a tutti i candidati. Credo che questo sia un segnale importante da dare ai cittadini. Ho conosciuto il capo della segreteria politica di Di Pietro, Stefano Pedica, più di un anno fa, perchè mandai una mail a Di Pietro quando nessuno si interessava della situazione della scuola Olga Rovere di Rignano Flaminio, in cui una preside aveva sbattuto fuori i genitori dalla scuola ed era impossibile avere un colloquio con le maestre. Naturalmente, sono state altre istituzioni contattate a risolvere poi la situazione (l’Ufficio Scuola della Regione Lazio, il Ministro Fioroni, la Bicamerale Infanzia, ecc.), ma Stefano Pedica mi ha ricevuto subito, e ha presentato interrogazioni parlamentari, proposte di legge, ha diffuso i dossier sui casi di pedofilia nelle scuole che io avevo raccolto e di cui nessuno parlava. Hanno dimostrato, insomma, di avere a cuore la tutela dell’infanzia.
“Abbiamo cominciato questa battaglia insieme e vorrei che la continuassimo insieme”
E’ stato questo il modo in cui l’italia dei valori mi ha chiesto di candidarmi al senato. Io sono rimasta sorpresa, non me lo aspettavo.
Ho accettato dopo averci pensato qualche giorno, perchè non sapevo cosa fare. Ora sono contenta, perchè in questa campagna elettorale, sono stati davvero in pochi a parlare di tutela dei bambini in modo approfondito. Come ho già avuto modo di dire, non basta dire che si vole combattere la pedofilia o lanciare slogan di condanna. Ci vogliono programmi di prevenzione, provvedimenti specifici, di cui, nelle poche occasioni che ho avuto, ho parlato forse soltanto solo io.
La tutela dell’infanzia è un’emergenza nazionale, questo devono ricordarlo tutti, a prescindere da chi vincerà le elezioni. E forse, l’unica persona che è riuscita a fare un discorso serio sull’infanzia in questi giorni di parole lanciate alla gente come caramelle, è monsignor Paciello, vescovo di Gravina, ai funerali di Francesco e Salvatore, i fratellini.
Ed è con le sue parole che io “chiudo la mia campagna elettorale” :
“Dobbiamo amare i bambini”
“Laggiù, Francesco e Salvatore certamente hanno invocato aiuto, hanno sperato fino alla fine che qualcuno li sentisse; ma, tutti e due, e specialmente il più piccolo, Salvatore di nome, morto perché voleva essere salvatore di fatto del fratello, hanno fatto l’esperienza più dolorosa della solitudine vera, dell’abbandono senza speranza.
Vorrei raccogliere quelle grida, quelle invocazioni e da questa Cattedrale farle rimbalzare lì dove si decidono le sorti del nostro Paese e dei nostri paesi. Tanti potenziali Ciccio e Tore, cioè ragazzi che, usciti di casa corrono rischi e pericoli di cui non sono coscienti, ce ne sono stati, e ce ne saranno nelle nostre città.
Non voglio strumentalizzare la morte dei fratellini, per lanciare anatemi; ma non dobbiamo permettere che la morte di Ciccio e Tore, lasci il mondo come si trova.
Dal sito: www.bambinicoraggiosi.com
giovedì 10 aprile 2008
Pedofilia - Condannato un sacerdote
PEDOFILIA: CONDANNATO UN SACERDOTE
LA SENTENZA
Pedofilia, condannato un sacerdote
L'inchiesta era cominciata nel 2005. Il pubblico ministero aveva chiesto sei anni, ma il giudice ha optato per una condanna esemplare: sei anni e dieci mesi al prete accusato da insegnanti e genitori. La difesa: "Faremo appello" .
Ferrara, 10 aprile 2008 - Sei anni e dieci mesi: questa la condanna che il tribunale di Ferrara ha inflitto al 68enne sacerdote della Diocesi di Bologna che il 2 marzo del 2005 fu arrestato per presunti abusi sessuali ai danni di dieci bambini dell’asilo parrocchiale del ferrarese che gestiva all’epoca dei fatti. La sentenza è stata emessa ieri pomeriggio dal collegio giudicante (presidente Francesco Caruso, a latere Franca Oliva e Monica Bighetti) dopo sei ore di camera di consiglio e al termine di un processo durato un anno e molte udienze a porte chiuse.
Il sacerdote (difeso dagli avvocati Milena Catozzi di Ferrara e Giuseppe Pavan di Padova) è stato riconosciuto colpevole di abusi sessuali verso bambini minorenni — consistenti in palpeggiamenti nelle parti intime, baci sulla bocca e altre oscenità — e di abusi sessuali (nella fattispecie palpeggiamenti) verso due insegnanti della scuola. Una pena esemplare se si tiene conto del fatto che il pm Filippo Di Benedetto aveva chiesto sei anni. Oltre alla pena principale, che sconterà in carcere, il prete è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una provvisionale tra i due e i tremila euro per ogni bambina molestata sessualmente, anche se l’esatta quantificazione del risarcimento danni sarà effettuata in sede di processo civile.
Il collegio giudicante, che — di fatto — ha accolto in toto l’impianto accusatorio del pm Di Benedetto, ha ritenuto credibili e fondate le accuse contenute nelle testimonianze oculari delle insegnanti, delle cuoche e delle ausiliarie della scuola materna ferrarese, che hanno riferito in aula numerosi episodi verificatisi durante gli anni scolastici 2003-2004 e nei mesi successivi precedenti gli arresti domiciliari. Bocciata, invece, la tesi difensiva, che aveva fatto leva sul rancore provato verso il prete da due insegnanti che, nel settembre del 2004, egli stesso aveva licenziato dalla scuola per poi riassumere pochi mesi dopo su pressione dei genitori dei bambini. Rancore che, secondo la difesa, sarebbe stato alla base delle accuse di molestie.
L’inchiesta della procura ferrarese è iniziata nei primi mesi del 2005 dopo che alcune insegnanti, non senza timori e dubbi, avevano presentato ai carabinieri di Ferrara una denuncia nei confronti del sacerdote, nato a Verona ma attivo nella parrocchia ferrarese dove ha sede la scuola da lui gestita. In quell’occasione, le due donne raccontarono ai militari alcuni episodi circostanziati di molestie ai danni di una decina di bimbi dell’istituto. Si trattava di carezze un po’ troppo spinte, palpeggiamenti e strofinamenti nelle zone intime e baci sulla bocca.
A convincerle a parlare e a vincere gli iniziali timori reverenziali verso l’uomo era stata la direttrice della scuola materna, chiamata alcuni mesi prima dallo stesso religioso per coordinare l’attività didattica e seguire meglio gli aspetti organizzativi. Lei stessa, infatti, non solo era venuta ben presto a sapere dalle maestre e dalle ausiliare (in lacrime) di alcuni episodi emblematici accaduti in passato ma era stata addirittura testimone oculare di numerose attenzioni morbose del prete verso una bimba kosovara, ospite della parrocchia assieme alla madre, al padre e ai fratellini. In particolare, secondo le testimonianze raccolte in aula, l’uomo era solito baciare la minorenne sulla bocca.
Un fatto che era subito sembrato strano alla nuova direttrice, al punto da convincerla a denunciare questo ed altri episodi ai carabinieri assieme alle insegnanti. Ma la curia sapeva? Durante le udienze dibattimentali si è parlato per l’appunto di un incontro tra la stessa direttrice e monsignor Ernesto Vecchi, vicario del vescovo di Bologna Carlo Caffarra, in merito alla condotta del sacerdote ferrarese. In quell’occasione, l’esponente della curia aveva preso atto della situazione dipingendo l’uomo come 'malato'. Circostanza, questa, non confermata poi in aula. Prima della denuncia, altri colloqui erano stati condotti anche con una suora del paese — che aveva promesso il proprio interessamento presso le autorità religiose — e con un responsabile degli asili cattolici della zona. Avvisato o redarguito dai suoi superiori, il sacerdote si era tranquillizzato per alcuni mesi fino a quando non erano ripresi gli atteggiamenti osceni nei confronti della bimba kosovara.
Fonte: Il Resto Del Carlino
LA SENTENZA
Pedofilia, condannato un sacerdote
L'inchiesta era cominciata nel 2005. Il pubblico ministero aveva chiesto sei anni, ma il giudice ha optato per una condanna esemplare: sei anni e dieci mesi al prete accusato da insegnanti e genitori. La difesa: "Faremo appello" .
Ferrara, 10 aprile 2008 - Sei anni e dieci mesi: questa la condanna che il tribunale di Ferrara ha inflitto al 68enne sacerdote della Diocesi di Bologna che il 2 marzo del 2005 fu arrestato per presunti abusi sessuali ai danni di dieci bambini dell’asilo parrocchiale del ferrarese che gestiva all’epoca dei fatti. La sentenza è stata emessa ieri pomeriggio dal collegio giudicante (presidente Francesco Caruso, a latere Franca Oliva e Monica Bighetti) dopo sei ore di camera di consiglio e al termine di un processo durato un anno e molte udienze a porte chiuse.
Il sacerdote (difeso dagli avvocati Milena Catozzi di Ferrara e Giuseppe Pavan di Padova) è stato riconosciuto colpevole di abusi sessuali verso bambini minorenni — consistenti in palpeggiamenti nelle parti intime, baci sulla bocca e altre oscenità — e di abusi sessuali (nella fattispecie palpeggiamenti) verso due insegnanti della scuola. Una pena esemplare se si tiene conto del fatto che il pm Filippo Di Benedetto aveva chiesto sei anni. Oltre alla pena principale, che sconterà in carcere, il prete è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una provvisionale tra i due e i tremila euro per ogni bambina molestata sessualmente, anche se l’esatta quantificazione del risarcimento danni sarà effettuata in sede di processo civile.
Il collegio giudicante, che — di fatto — ha accolto in toto l’impianto accusatorio del pm Di Benedetto, ha ritenuto credibili e fondate le accuse contenute nelle testimonianze oculari delle insegnanti, delle cuoche e delle ausiliarie della scuola materna ferrarese, che hanno riferito in aula numerosi episodi verificatisi durante gli anni scolastici 2003-2004 e nei mesi successivi precedenti gli arresti domiciliari. Bocciata, invece, la tesi difensiva, che aveva fatto leva sul rancore provato verso il prete da due insegnanti che, nel settembre del 2004, egli stesso aveva licenziato dalla scuola per poi riassumere pochi mesi dopo su pressione dei genitori dei bambini. Rancore che, secondo la difesa, sarebbe stato alla base delle accuse di molestie.
L’inchiesta della procura ferrarese è iniziata nei primi mesi del 2005 dopo che alcune insegnanti, non senza timori e dubbi, avevano presentato ai carabinieri di Ferrara una denuncia nei confronti del sacerdote, nato a Verona ma attivo nella parrocchia ferrarese dove ha sede la scuola da lui gestita. In quell’occasione, le due donne raccontarono ai militari alcuni episodi circostanziati di molestie ai danni di una decina di bimbi dell’istituto. Si trattava di carezze un po’ troppo spinte, palpeggiamenti e strofinamenti nelle zone intime e baci sulla bocca.
A convincerle a parlare e a vincere gli iniziali timori reverenziali verso l’uomo era stata la direttrice della scuola materna, chiamata alcuni mesi prima dallo stesso religioso per coordinare l’attività didattica e seguire meglio gli aspetti organizzativi. Lei stessa, infatti, non solo era venuta ben presto a sapere dalle maestre e dalle ausiliare (in lacrime) di alcuni episodi emblematici accaduti in passato ma era stata addirittura testimone oculare di numerose attenzioni morbose del prete verso una bimba kosovara, ospite della parrocchia assieme alla madre, al padre e ai fratellini. In particolare, secondo le testimonianze raccolte in aula, l’uomo era solito baciare la minorenne sulla bocca.
Un fatto che era subito sembrato strano alla nuova direttrice, al punto da convincerla a denunciare questo ed altri episodi ai carabinieri assieme alle insegnanti. Ma la curia sapeva? Durante le udienze dibattimentali si è parlato per l’appunto di un incontro tra la stessa direttrice e monsignor Ernesto Vecchi, vicario del vescovo di Bologna Carlo Caffarra, in merito alla condotta del sacerdote ferrarese. In quell’occasione, l’esponente della curia aveva preso atto della situazione dipingendo l’uomo come 'malato'. Circostanza, questa, non confermata poi in aula. Prima della denuncia, altri colloqui erano stati condotti anche con una suora del paese — che aveva promesso il proprio interessamento presso le autorità religiose — e con un responsabile degli asili cattolici della zona. Avvisato o redarguito dai suoi superiori, il sacerdote si era tranquillizzato per alcuni mesi fino a quando non erano ripresi gli atteggiamenti osceni nei confronti della bimba kosovara.
Fonte: Il Resto Del Carlino
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